Tra i mille libri apocrifi
rifiutati dalle religioni c'è questo brano.
Non potrebbe appartenere a
nessuna tradizione religiosa perchè l'unico legame con la
spiritualità sono il protagonista e in parte lo stile e la tematica.
Troppo poco per poter
avere alcuna credibilità filologica.
Ho ritrovato questo brano in un libro d'antiquariato in un mercatino di Londra.
Mi sono limitato a tradurlo dall'inglese.
L'originale risulta una improbabile
riedizione del 1970 dell'editore KarmaBook di un libro del 1786
attribuito a Charles Wilson, ed edito dall'Asiatic society. L'autore
o sedicente tale dichiara di aver trascritto, dopo averlo tradotto,
un testo sanscrito ritrovato insieme ad altri racconti minori, in una
baracca abbandonata in un villaggio non meglio identificato lungo il
corso superiore del fiume Gange in una scatola decorata contenuta al
centro di una strana costruzione di pietra.
Inciso su un supporto
papiraceo e già corrotto in parte, il trascrittore lo ritiene frutto
di chissà quale illuminazione ascetica o di eliminazione selettiva
da altri corpus letterari, forse perchè ritenuta fuorviante o
secondaria.
Non vengono dati altri
elementi se non lo stupore di aver ritrovato un documento dal
contenuto interessante e la fretta di trascriverlo perchè non fosse
perduto.
Troppi
livelli e passaggi tra la fonte del testo e la sua trascrizione,
chiunque potrebbe aver inventato o modificato questo contenuto.
Lo riporto qui per la curiosità che ha suscitato in me, invitandovi a ritenerlo semplicemente un testo letterario, senza attribuirgli altra rilevanza se non il piacere per l'ascolto d'un racconto e di riflessioni.
«Siddharta
ed un suo precettore medico si fermarono nel loro giardino.
"Non perdere tempo se pensi
di aver visto qualcosa.
è come nella caccia nel
giardino del re,
è come quando ti insegnai
a raccogliere l'erbe della salute per gli uomini.
Se segni il luogo per
tornarci domani
l'erba sarà mangiata
dalle bestie selvatiche
o la natura, accelerando il
suo corso, le farà seccare o cambierà la forma dei posti e dei
viventi intorno.
Cogli la vita per te
quando si presenta,
impara a conservarla e
trasmetterla nel tempo e nello spazio,
che diventi la vita per
altri.
Siddharta disse: "Ma a me sembra tutto vita!
Vorrei cogliere tutto quello che vedo, sperimentarlo, fino a
saziarmi."
Quando eri bimbo ti
bastava guardare il mondo intorno,
eppure già ridevi quando
si scoprivano gli occhi i mille uomini e donne che ti curavano,
assetato di conoscere per vivere più e meglio, espanderti come e con
il respiro nell'Essere intorno, fino all'infinito.
Poi ti hanno insegnato le
parole e coi suoni hai segnato le cose per farle tornare a vivere,
per farle nascere dal nulla,
all'inizio le dicevano gli
altri, poi hai imparato tu, nella tua voglia di espanderti,
prima associando quei
suoni alle cose, poi,
raccogliendo
inconsapevolmente gli indizi su come si compongono."
Arrivarono mentre il saggio parlava, dall'esterno,
oltre il muro del giardino le grida di un gruppo di giovani voci che
esultava e la musica di una banda. Siddharta sorrise pensando di
trovarsi tra loro anche quella sera.
"Dal mondo venivano, vengono e verranno suoni affascinanti,
tremendi e seduttivi,
richiami come quelli dei
sapori e degli odori,
a volte mascherati come
benèfici e invece mortali,
come nella vita nella
natura, trappole di altri viventi che desiderano te come preda.
e solo chi ti cura ha
potuto difenderti insegnandoti a distinguere,
a capire la natura delle
cose e delle parole,
cose e parole buone e cose
e parole cattive,
e poi le cose e le parole
più pericolose
quelle buone e cattive in
base alla misura ed al tempo del loro uso.
Siddharta disse : “Non
mi avevi mai detto parole simili...”
“Perchè per tutto
quello che ti ho detto finora, solo ora sei capace di capire il contenuto
di quello che sto per
dirti.
Come hai imparato a
girovagare sulla terra per cercare prede per nutrirti
ed erbe per curarti,
come hai imparato che
vapori e che aria respirare e come,
come hai imparato a
cercare e fuggire alcune cose e alcune idee,
ora un nuovo inizio, una
nuova iniziazione allargherà
le nere tende del nulla
intorno al piccolo tuo
mondo conosciuto,
affinchè tu arrivi alla
fine ai limiti dell'apertura di queste tende,
dove la specie umana
intera combatte con la morte che ha fuori e dentro di sè, in varie
forme e intensità,
e potrai un giorno anche
tu spingere più lontano un lembo di quel buio di morte
e salvare vite reali,
future e possibili.
Come le erbe sono le
parole.
Alcune di esse sono da
cogliere per tenerle ed altre da riconoscere per sapere come
comportarti.
Come per le erbe ti
insegnerò il mondo infinito che c'è intorno a loro e dentro di
loro, e dopo il loro uso,
come unirle insieme,
quando usarle.
Il mondo dentro di loro,
come sono fatte, il loro succo, la loro apparenza, i fiori, le foglie
le radici,
quali si somigliano tra di
loro e puoi sostituire, quali si somigliano tra di loro mettendoti in
pericolo, perché hanno dentro una sostanza diversa, che può fare
male se usata in modo sbagliato, senza consapevolezza.
Nessuna di loro è il
male, ognuna per qualche animale, in una certa dose, unita ad altre,
presa dalle foglie o dalla radice, trasformata tramite alambicchi,
può diventare veleno, medicina, cibo.
Dipende dal tuo sapere che
cosa ne sarà.
Siddharta chiese: “cos'è
e da dove viene questo sapere?”
Il mio sapere di medico erborista mi è stato tramandato da altri medici quando ero
apprendista, ed ora che sarai re, tuo padre mi ha chiesto di
fornirtelo come strumento per il dominio di te stesso.
Questo pensiero cerca i
modi per sciogliere e legare in forme nuove
tutto l'essere, nella
materia e nei pensieri.
Nel mondo terreno opera
sciogliendo, selezionando, identificando la natura intima
e riassemblandola per
creare un legame stabile o temporaneo che abbia un effetto
a sua volta su altri
esseri.
Allo stesso modo nel mondo
dei pensieri, anche per continuare la vita, per trasformare il mondo,
per inseguire senza limiti la possibilità di creare ciò che esiste
e sapere ciò che è vero.
Così con le parole, come
l'alchimista medico fa coi composti,
tu da mercanti e
governatori, dalle maestre, dai ruffiani, imparerai il sapere delle parole,
catturare col suono e con
l'evocazione del simile,
sciogliendo suoni e
pensieri nelle loro essenze più profonde,
e unendole e
trasformandole per imitare il mondo, per darle ad altri come
aspettano che siano,
per trasformare le idee,
per fingere di essere o per diventare qualcosa,
per conoscere il vero o
per creare una nuova verità.
Ma se ti addentrerai in
questa città, nel mondo oltre il giardino, senza una guida,
come da bimbo nella selva,
presto mangerai una pianta
insalubre
o diverrai preda di belve,
o peggio continuerai a
vagare inconsapevole fino alla morte, presto o tardi,
magari fortunosamente
tutta la vita in un giaciglio sicuro nella radura circondato da
frutta estasiante,
ma senza alcun merito tuo,
né progresso per la specie, per la verità ed il cosmo.
Sicuramente questi
sapienti che prima di me hanno seguito questi pensieri sono nati
poveri, o hanno sofferto nel fisico o nell'anima, a differenza di te,
per avere la necessità di
allontanarsi dal loro corpo di bestie e cercare altro, di più.
Ma proprio perché anche tu sei
innanzitutto una bestia
prima o poi incontrerai
dentro di te o in un altro che ami
qualcosa che ti
costringerà a questo cammino,
per separarti dalla catene
meccaniche delle trasformazioni del mondo
per non esserne vittima,
per il bisogno di capirla,
e non ti basterà più
fermarti in un gradino qualsiasi di quella scala
ma vorrai guardarla fino
in fondo fino alla vertigine dell'infinito.
Allora seguirai i passi di
chi ha cercato prima di te,
gente che è arrivata a
benedire le difficoltà
per il percorso che hanno
costretto ad iniziare,
di chi ha lasciato un
sentiero per illuminare la via degli uomini.
Vedrai che hanno tracciato
la via per tutto quello che ti chiedi,
anche per eliminare il
dolore, in mille forme.
Non è detto che
funzionino tutte le vie, e non per questo quelle vie non hanno un
frammento di vero
ma la tua sete ti
costringerà ad indagare anche quando la condizione di debolezza che
ti ha portato a cercare sarà più leggera.
Per questo, non ti
fermare. Se un giorno sentirai l'infinito del tuo essere la cima
della tua specie,
se proverai l'essere umano
fino al limite, sègnalo dentro te perchè non muoia mai
come un gancio che ti
raddrizza la schiena e ti fa camminare leggero nel fango.
“Sempre
deve essere il tuo operato guidato da questa attenzione per te.
Quando si sono creati i
villaggi, quando si sono uniti e mescolati gli uomini si sono
condizionati con abitudini automatiche che ne hanno trasformato la
natura, alcuni gruppi ne hanno approfittato per creare dominio, come
se fosse l'unico possibile e necessario.
La natura e lo spirito
invece devono essere custoditi come un fuoco,
come quando non sapevamo
come accenderlo
e la cura e l'attenzione
fanno un uomo spirituale dall'animale.
Non che l'animale sia
inferiore, ma l'attenzione dell'animale è succube del suo ambiente e
della sua natura. Per questo con dei trucchi puoi addomesticarlo.
Tu hai qualcosa in più
che ti consente di addomesticarti da solo, se lo sai, se lo vuoi.
Dai un addestramento al
tuo animale, dagli un compito piacevole, mentre l'uomo che sei, la tua
natura seconda, più alta, si libera e può agire cose mirabili.
Se hai incontrato me
adesso è il karma che ti parla,
chiamalo caso se vuoi, ma
anche se non ci fosse un ordine,
il tempo stesso nella
coincidenza che io sia qui e tu sia qui,
è l'ordine di quello che
è.
Ora puoi finalmente capire
quello che dovevi sapere.
Non andare in giro a
sperimentare e provare qualsiasi cosa
nè ad acquisire tutto
quello che ti sembra buono senza porti limiti come una cloaca.
Per questo è nato il
segno.
Se pensi di raccogliere
tutto diventi succube dell'esterno, ti vedrai così, e gli altri ti
vedranno così: come un gorgo in cui gettare gli scarichi delle cose,
dominato dalla paura di non trovare risorse, o dal caso.
Ed ogni volta che sarai
attraversato, costringerai la tua energia a consumarsi per opporsi al
flusso delle cose esterne.
Ed ogni volta che sarai
attraversato, sarai un po' di più sottomesso alle sostanze ed alle
cose, loro entreranno in te e tu diventerai come loro.
Avere cura di te è porre
limiti per proteggere la tua stessa energia di vita e di gioventù.
Così come il corpo da
bimbo resisteva e quasi provava piacere nell'esperire fino ai limiti
tutto quello che esiste, ora il tuo ragionamento sarà quello di
mantenere i tuoi limiti alti e al tempo stesso preservare la tua
parte più nobile.
Non farlo attraverso la
privazione, ma attraverso la consapevolezza che già mille volte il
tuo corpo ha provato il sapore di cose, ed il tuo ricordo di quel
sapore è sufficiente per tutta la vita. C'è un'altra cosa più
importante che riprovare l'ebbrezza del gusto o il sentirsi
semplicemente sazio. Quel valore l'hai imparato da altri uomini e da
saperi e tecniche che gli uomini per secoli hanno tramandato. Un valore superiore perché dà valore a tutto.
Quel valore è l'uomo.”
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