venerdì 27 marzo 2020

relitti

Quali segreti confessati,
che tronco relitto
confitto al bordo delle anime
hai conservato al largo
in onde lunghe di greco
mentre la gente ancora
tra i tavolini sul mare
consumava amabile prosecco.
Non portarlo ora
che il cielo è un soffitto
di piombo,
riempi i fondali
di sbagli e sbadigli,
muta le ossa in coralli,
tienili in pegno,
non vogliamo e non potremmo
capire adesso,
cullali e levigali ancora,
falli diventare
fionde di bimbi,
lische di rombo,
lampade metafisiche di legno,
appigli salutari ai naufraghi,
lisce panchine agli
eremiti estivi.
Portacele sulla rena dei sogni
In piscine naturali di sabbia
nella piena luce
che può dissolvere,
nell'aria rarefatta di luglio,
riversi in un'acqua di perla.

lunedì 9 marzo 2020

immunitas/ communitas

Il virus ci pone di fronte alla dialettica tra l'immune ed il comune. Nessuno si senta immune dice il sistema sanitario. Nessuno si senta escluso.
Le parole immunis e communis derivano dal munus, lo scambio, il dono, la reciprocità.
Municipio è il luogo che raccoglie il dono messo in condivisione. Immunis è la sua negazione, è ciò che si situa fuori dal contatto e dello scambio, Communis è ciò che sta all'interno di questi scambio.
La comunità è nata così prima di diventare Stato. Poi ha formato autorità centrali religiose e di potere.
Gran parte dei meccanismi sociali etologici sono interpretabili come finalizzati alla gestione delle relazioni tra individui della stessa specie e tra specie che vivono in ambienti comuni, soprattutto tra i mammiferi.
Le emozioni provengono da un meccanismo adattivo evolutivo dei mammiferi che hanno addirittura organizzato fisiologicamente degli script psicofisici di interazione interno-esterno.
L'antropologia ha approfondito i nessi tra queste forze e le diverse culture, e ne troviamo eco nelle riflessioni sulla Biopolitica da Foucault in poi.
Ci sono dinamiche di risposta e comportamenti automatizzati, script, con radici più profonde dell'educazione e della psicologia individuale.
In maniera evolutiva, specie e culture hanno modificato adattivamente la percezione del ruolo e del senso dell'individuo rispetto ai gruppi di livello superiore cui appartiene.
In alcune specie, come le api, il concetto di individuo rispetto all'entità collettiva dell'alveare in pratica non esiste.
Per questo di fronte a cambiamenti così repentini bisogna ricorrere ad analisi più profonde del livello politico, che vadano a riflettere e considerare tempi più lunghi, tempi storici, tempi bio-evolutivi.
La cultura di massa attuale ha spesso cercato o pensato di comprimere tutto in un presente stabile ed eterno, dominato da individualismo, alienazione, reificazione degli esseri viventi spesso attraverso parametri economici, teorizzando addirittura la fine della storia.
Laddove anche le esperienze e le conoscenze, le emozioni e la cura sono diventate merce, anch'esse hanno assunto un valore relativo, si sono alienate, sono diventate oggetti scambiabili ed hanno perso lo statuto di riferimenti "sacri" nel senso di intoccabili.
Il rovescio è che la vita coi suoi valori e i suoi particolari è diventata banale e futile, incomunicabile. Sempre meno persone riescono ad  apprezzare fino in fondo, in modo universale, le motivazioni, le azioni, il senso di una vita, se non l'individuo stesso che le esperisce o un gruppo di pochi appartenenti a gruppi. In questa inflazione s'è smarrita l'universalità della specie, e più in largo dei viventi; più in piccolo, il senso della comunità.
Difficilissimo comunicare con profondità il valore di interessi molto complessi come l'arte, la solidarietà, l'impegno socale, laddove tutto sembrava fatto non di persone e relazioni, ma dalla superficie di oggetti manipolati e manipolabili.
La stessa parola interesse, nata come idea di una essenza condivisa è stata sussunta nella lingua economica nel suo ristretto e bieco valore di scambio.
In questo contesto gli uomini, di fronte ad una impossibilità di scambiare il valore, non riescono nè a raccontarsi collettivamente nè a riconoscere il vero o ad acquisire consapevolezze.
Per questo nella quarantena una massa di giovani continuano ad uscire e a non rispettare i divieti.
Anche le verità più solide sembrano pronte ad essere dissolte da punti di vista ristretti, da una diffidenza universale, da brevi confronti con esperienze e tempi nuovi.
Anche verità profondissime devono continuamente essere confermate per non andare dimenticate.
Il vero degli uomini non è più la risultante di una opinione pubblica, degli infiniti punti di vista degli umani intorno e la loro intimazione al contempo individuale e collettiva.
E' forse necessaria una rinuncia alla proprietà delle conoscenze per condividerle tutte e dare un senso alla continuità della vita psichica della comunità. Così si crea valore, dando senso, allargando il punto di vista condiviso sul mondo. Ma questo va accompagnato da una operazione di garanzia collettiva e sempre rinnovata non in senso coercitivo ma in modo operativo.

Per questo molti sentono la situazione attuale prossima ad una sorta di ritorno del medioevo.
Ne il medioevo prossimo venturo  Beppe Vacca portava avanti le riflessioni del club di Roma sui limiti dello sviluppo e iniziava la riflessione proprio definendo il medioevo.
Identificava una delle caratteristiche fondanti di quel periodo nella dissoluzione di grandi istituzioni comunitarie contenute nell'Impero Romano.
La questione del virus ripropone in altra forma l'inevitabilità della communitas nelle società di massa contemporanee.
Ai tempi dei Seminari del Prof. De Feo, assistetti ad una presentazione di R. Esposito su Communitas. Origine e destino della comunità   in cui si sosteneva che la comunità è molto più forte e profonda di una dimensione ed un diritto individuale.
L'analisi di Esposito arrivava a descrivere la communitas come un'entità molto più consistente della somma degli individui.
L'età moderna con la nascita delle Nazioni ha cancellato nella forma dello Stato la sovrapposizione di poteri di gruppi differenti che si erano creati nel Medioevo tendendo a uniformare così popoli, culture, giurisdizioni, amministrazioni, su territori di dimensioni "discrete". Uno storico come Braudel vede la nascita del capitalismo in questa protezione legale dei monopoli da parte dello Stato.
Nell'età contemporanea invece l'aumento demografico e della densità, le questioni sociali e produttive hanno creato una conflittualità tra dimensione economica e organizzazioni statali. Lo notiamo per esempio rispetto al capitalismo finanziario   come sostiene de Maillard ne " Il_mercato_fa_la_sua_legge". 

Dal secondo dopoguerra lo sviluppo economico si è caratterizzato spesso proprio in forme antitetiche alle forme di organizzazione statale (deregulation, multinazionali, evasione fiscale, Mafie, finanziarizzazione, etc. )
La questione della salute, dell'imprevedibilità delle malattie e dell'organizzazione della comunità rimette in discussione l'equilibrio tra communis ed immunis che il liberismo aveva spostato sulla pretesa dei diritti individuali.
Tocca ora alla categoria della politica rispondere.

giovedì 5 marzo 2020

digitale celeste


Mi colpì un negozio di San Pasquale.
Era in una delle traverse di via Petroni, anticipato da un rumoroso ed anonimo circolo della birra e seguito dopo qualche isolato da un cinese.
Altri sottani, seppure chiusi da saracinesche, sembravano abitati. Stendipanni e zerbini, motorini e sedie di plastica, clamorosamente sparsi sul marciapiede, testimoniavano presenze ora non visibili.
Forse dietro le persiane inclinate qualche sguardo di pensionata si godeva il film della vita di strada, pronto comunque a registrare o intervenire nell'eventualità .
Questo sottano era invece una specie di rigattiere d’elettronica moderno: schede perforate, computer Olivetti e Vic 20, floppy di formati sconosciuti, diodi e valvole in vetro.
Un negozio spartano, fatto con una logica di disposizioni successive, con oggetti in primo, secondo e terzo piano sugli scaffali allineati. Ordini così stratificati da sembrare un disordine organizzato. Mi persi in ricordi adolescenziali, al 1986, quando tornavo presto da scuola per giocare non in sala giochi, ma al televisore, con un Commodore 64.
Dovevo caricare i giochi da un registratore, posizionandomi col contagiri sul punto d’inizio del nastro magnetico. Operazione difficile da effettuare frizionando tra play e stop.
Un angolo attirò la mia attenzione: c’era una colonnina dall’aspetto più nuovo, azzurra, che pubblicizzava…
Era scritto così:… Digitale celeste. Mi parve un errore. M’avvicinai e lessi meglio: era proprio digitale celeste. Gratis il lettore sperimentale. Un cartello prometteva e minacciava:“Passa al digitale celeste; occasione imperdibile, scade il 31 luglio, affrettati”.
Il prezzo era 5 Euro poi cancellato e sostituito da OMAGGIO.
La guardai meglio: era una pianta! Pensai ad uno scherzo.
Mi avvicinai: era una sorta di rampicante estremamente simmetrica, con foglie lucide di un verdone metallizzato a forma di parabola e piccoli fiori sparsi di colore celeste.
M’avvicinai al commesso nascosto dietro un bancone, in una nicchia, circondato da infiniti oggetti appesi, come un santo sincretico messicano.
Aveva un lungo pizzetto nero appuntito e occhiali in osso. Gli chiesi dove fosse il trucco.
Rise.
- Non c’è trucco.
abbassò il tono di voce.
- Se vuoi, vedila così: è il rilancio d’una azienda in brutte acque che cerca di recuperare terreno.
Mi aspettavo una parlantina più intensa, anche perché ero il solo nel negozio.
Eppure il fatto che non tentasse di convincermi mi convinceva.
Chiesi notizie sull’installazione.
-  Nessuna – Rispose il giovane, con un occhio di colore diverso dall’altro
-  Basta portarlo in casa e si connette per via eterea alla TV.
-  Vorrà dire via etere? – Lo corressi.
-  Si, si… Se preferisce… - rispose con un sorriso sghembo, da cui si vedevano strani canini appuntiti.
-  Provare non costa nulla…
-  Ma devo firmare contratti?- Temevo la clausola vessatoria e il calvario dei call center…
Il ragazzo mise il vaso tra le mie mani:
-  Questa è l’unica condizione: che se lo porti.
L’oggetto rimase tra le nostre mani, sospeso, per qualche secondo.
Non mi fidavo. “L’omaggio” già da troppo tempo nascondeva qualcosa in questa città, “rose gratis…” e poi tornano per chiedere un’offerta, “telefoni gratis per sempre” e poi il canone aumenta ogni sei mesi…”Lei ha vinto” e poi per avere il regalo devi firmare un contratto per tre anni.
Il ragazzo, dai capelli ricci color cenere disse:
- Lo provi. Se non va me lo riporta fra dieci giorni, senza impegno.
Mi lasciò un biglietto da visita: GENERAL INTELLECT, la luna come logo e sotto il recapito.
Appena in metropolitana capii d’aver sbagliato, tutto troppo facile… e poi che senso aveva 'sta pianta… senza farmi spiegare come funziona…
Poi guardando i giornali gratuiti sparsi mi tranquillizzai… la città era piena di cose buttate e inutili. Sarebbe stata semplicemente l’ennesima nell’oceano dello spreco. Uscito dal tunnel alzai lo sguardo verso il cielo: infinite parabole ed antenne davano forma all’orizzonte. Talvolta, per spezzare, un cartellone pubblicitario.
Arrivai a casa e lo installai. Si installò, per la precisione.
Poggiato sul balcone dietro la tv accesa si impossessò del monitor.
Iniziò la schermata di rumore bianco, come quando si staccava il cavo e la tv si riempiva di fruscio e di una interferenza di moschine nere su sfondo bianco. Poi partì una presentazione.
Una luna campeggiava a pieno schermo, poi una zoomata all’indietro la rimpiccioliva e la sfocava come una pupilla bianca nel cielo nero. Una voce fuori campo:
- Il digitale celeste, il mondo a portata di sguardo.
Premetti il tasto uno del telecomando. CanalVerde. Un documentario.
-  Un tempo la frutta ed il cibo seguivano il ritmo delle stagioni. Oggi , se guardiamo un qualsiasi frigorifero…
La luce del frigo che si schiudeva mi sembrò familiare, anche la posizione dei cibi…
-  Gamberetti, fragole ed asparagi in inverno sono il risultato di consumi d’energia per produzione e trasporto che costano alla terra intera…
Corsi ad aprire il frigo, come per intuizione… c’era la mia spesa di ieri, gli sfizi da single: gamberetti, fragole, asparagi.
Comparai quella visione allo schermo: identica.
M’infastidii di quella accusa ben poco velata e cambiai canale.
CanalRosso: una voce femminile fuori campo
- La partecipazione è la radice dei diritti collettivi che vengono erosi dal disinteresse; mentre gli affari dei poteri forti…
Nelle immagini un terreno erboso diveniva gradualmente un palazzo…
- Le politiche per la casa e gli affitti nell’ultimo anno… - Anche quell’immagine…
M’alzai di scatto e scostai la tendina: il palazzo di fronte campeggiava identico al monitor, con la stessa inquadratura che gli infissi della finestra gli davano…
Cambiai canale bestemmiando: mi avevano rifilato una serie di TV locali da documentario, o cosa? Ultima chance, CanalBianco. C’era un film in bianco e nero: il “Dottor Stranamore”. A seguire nella guida: “Le vite degli altri”
-       Ufff!.
Diedi una lettura alle norme di installazione per trovare maggiori notizie. Tutto vaghissimo, l’unica cosa di particolare era che consigliava di mettere la pianta all’esterno, su balconi o in giardino, senza cavo, senza alcun collegamento… Senza collegamento!
Spostai la pianta sul bordo del balcone, spensi ed andai a dormire.
Il giorno dopo, lo stesso. Televerde parlava di raccolta differenziata. Telerosso dell’erosione degli stipendi. Televerde parlava dell’artigiano che riparava le scarpe: un paio in pelle appena scollate. Ovviamente identiche a quelle che da mesi avevo da parte nella scarpiera perché dovevo buttare. L’artigiano poi somigliava al vecchietto del negozio all’angolo. Telebianco il film “Tutti a casa”…
I canali della tv normale non funzionavano più. Dopo tre giorni decisi d’aprire il vaso ricevitore e capire come funzionasse. Era un blocco unico di metallo da cui fuoriusciva la rampicante coi fiori celesti.
Nel frattempo la rampicante era estesa su tutto il mio terrazzino e si stava spostando alla ringhiera del balcone vicino.
Con un seghetto aprii lateralmente il vaso e guardai: perfettamente normale, terreno qualsiasi. Sbriciolai il terreno tra le mani: radici, normalissime radici. Mi sentii confuso, umiliato. Decisi di riportarlo indietro.
Quando mi vide entrare, il commesso preparò un’espressione accogliente, ma io lo anticipai:
– Riprendetevelo. Se avevo bisogno di tv locali mi tenevo la vecchia tv.
- Non è così – disse – il filtro celeste è uno strumento particolare... Non ha notato? Mostra gli intrecci della nostra cultura e spiritualità, di fisico e metafisico, ciò che non vedreste senza la voglia di interessarvi agli altri…, la coscienza…
-  Per piacere!!!- lo interruppi urlando - Se lo riprenda – E gli diedi il vaso riparato con il nastro adesivo.
Lui lo guardò: - Ha cercato d’aprirlo ... L’ha rotto.
-  Senta quanto le devo? Non lo so se l’ho rotto io. Comunque ha detto che è gratis e mio. Se non lo vuole lo butto.
-  No… è una questione di rispetto per il mio lavoro…
-  Uffa! Senta allora facciamo così, mi compro un’altra cosa: mi compro questo vecchio walkman per CD, va bene? Quant’è?
-       Tredici - rispose mesto.
Tornai a casa con quell’oggetto tra le mani, come se fosse un ciondolo. Lo buttai nel ripostiglio lanciandolo.
Poi mi buttai sul divano e riaccesi la TV per controllare che fosse tornato tutto come prima. Diedi una scorsa ai canali. Niente di che. Reality. Cuochi. Poi un riflesso con la coda dell’occhio attirò il mio sguardo. Sul balcone di fronte, tra i geranei, una fogliolina verdone metallizzata…