domenica 11 agosto 2013
sul romanzo
Ho un mio modo di leggere i romanzi.
Un saggio o un articolo lo scompongo in argomenti consequenziali, un romanzo fortunatamente no. Come una bevanda lascio che rimanga un sapore dopo ogni sorsata. Questo sapore non sono le frasi memorabili o le sequenze di avvenimenti della trama ma la sensazione generale di quella storia, come se non fosse o non debba essere necessariamente narrata ma "visitata" intorno da una serie di fatti, cose e avvenimenti intravisti, in cose secondarie al filo degli avvenimenti, modi di parlare dei personaggi, luoghi, imprevisti e accidenti. Leggo "di Gestalt". Mi interessa l'intreccio e la ridondanza dei particolari superflui. Spesso i latino-americani mi sorprendono per questo: perché amano dipingere in lunghe digressioni i particolari o i personaggi che non sono necessari alla trama. Mi fanno perdere nella folla facendomi pensare che quella storia sia più "verosimile", una delle melodie dell'armonia della comunità, uno dei tanti possibili fili percorribili di un mondo infinito proiettato nella mente dell'Autore. Un mondo così corposo da essere uno specchio del vero. E allora spero che sia sempre possibile migliorare il mondo.
Iscriviti a:
Post (Atom)