giovedì 14 maggio 2020

In - segnare VS In - formare

Nel dibattito sull'educazione e la formazione, come nella pratica, in molti abbiamo avvertito la necessità di creare, sostenere e rinforzare continuamente il dialogo educativo. Dialogo prevede una interazione ricca e frequente, centrata sulla presenza. Il termine frequentare - usatissimo in ambito formativo, ha in sé proprio l'idea dell'intensità di questa interazione dialogica fondata sulla presenza, il volto e l'attenzione, la prossemica, una serie di segni ricchi, intensi e interattivi. Molti insegnanti imparano, anche per la valutazione della propria azione pedagogica, a interpretare e adoperare la prossemica, il tono della voce, l'eloquio, la postura, i gesti, il volto, la rapidità e sicurezza nell'interazione. In-segnare ed essere in-cisivi hanno dentro l'idea di lasciare segni con una combinazione di mezzi. Spesso gli educatori gestiscono questi segni anche come feedback immediato per calibrare l'azione pedagogica in modalità e contenuti. In- segnare non è in-formare. Nell'insegnamento è previsto uno scarto ed un feedback, una presenza continua, coinvolgente, complessa.
Il dialogo è basato anche sull'interazione libera degli alunni, "la frequenza" dei contatti nel gruppo educativo, tra pari, con gli insegnanti. Questo è uno degli aspetti della centralità delle persone e della persona nel processo formativo, importantissimo per poi passare alla costruzione della comunità educativa e del senso Politico (con la P maiuscola) della comunità cui apparteniamo.
Molta della pedagogia, in particolare la scuola socio-costruzionista, vede connesso fortemente il processo di apprendimento al senso della comunità.
Molti studi hanno rilevato l'importanza della comunicazione emotiva, del gesto, per la costruzione del gruppo classe e per la motivazione all'apprendimento. Lo stesso sistema di codificazione della formazione ha da molti anni ormai acquisito per certo il fondamento dell'investimento in persone, relazioni e risorse umane.
L'immagine, il suono, sono solo simulacri della persona, un frammento della presenza, in cui vengono ridotti nello spazio, nel tempo, nella forma, i mediatori della comunicazione. Il mezzo condiziona e riduce l'interazione e ne limita la possibilità di scarto, di riflessione imprevedibile, di vivacità.
Al livello più alto, la costruzione tramite comunicazione - come messa in comune, come condivisione e scambio - passa dalla visione della scuola come Agorà che prepara alla vita anche tramite il confronto, in dimensione politica e dia-logica.
Le questioni legate inoltre alla privacy e alla proprietà intellettuale dei materiali e dei contenuti diffusi su mezzi e piattaforme apre un capitolo enorme su cui andrebbe fatta ulteriore chiarezza.

Nessun commento: