Non cercherò dì impedire
che il fiore si chiuda di notte,
che il seme vada a dormire
il suo letargo,
che il vento ti spinga al largo.
Che scorra l'acqua a riempire
le grotte
del ventre
della terra.
La vita è
mentre.
mercoledì 1 dicembre 2010
mercoledì 24 novembre 2010
turnè
Al freddo attendevamo
Osservando il mare per carpire
Il segreto infrangersi dell’onda,
Studiando il ciuffo crespo di spuma
Formarsi fiorendo
Sul dorso smeraldo.
Perché e quando quell’istante
Misuravamo con occhio attento sondando.
Per ripeterlo.
Ma attendendo rinnovarsi quel momento
Un movimento d’animo
Ci salò il cuore
E quel mistero intero intuimmo
Fiorendo l’onda dentro.
E fummo il mare.
E ti siamo adesso
Catturati dal tuo stesso assedio,
mare,
dai bastioni di scoglio che abbatti,
dalla sabbia c’assorbi,
bimbo piccioso a incastellare
spiagge sempre nuove.
Osservando il mare per carpire
Il segreto infrangersi dell’onda,
Studiando il ciuffo crespo di spuma
Formarsi fiorendo
Sul dorso smeraldo.
Perché e quando quell’istante
Misuravamo con occhio attento sondando.
Per ripeterlo.
Ma attendendo rinnovarsi quel momento
Un movimento d’animo
Ci salò il cuore
E quel mistero intero intuimmo
Fiorendo l’onda dentro.
E fummo il mare.
E ti siamo adesso
Catturati dal tuo stesso assedio,
mare,
dai bastioni di scoglio che abbatti,
dalla sabbia c’assorbi,
bimbo piccioso a incastellare
spiagge sempre nuove.
giovedì 4 novembre 2010
Settembre
Sostanza tonda luminosa e solida,
amore catturato in catena,
si fuse e si confuse nella sabbia
dove danzavano le nereidi.
Persi il mio ciclo nel caos.
Persi il mio cielo sgretolato in terra.
La noia al contempo
della dura durata
d'una promessa eterna dimenticata
e della polvere molteplice grattata
dal mare alla terra.
Eppure ho amato disperato
ogni singolo granello,
cercando un'era andata di farfalla
danzante disordinata nell'onda
a cercare la vita.
Vita legata assennata,
bisogno sublimato di cura,
scontro di materia diversa,
ormai perduto,
salita di scogli,
treccia annodata sciolta,
tizzoni d'un falò.
amore catturato in catena,
si fuse e si confuse nella sabbia
dove danzavano le nereidi.
Persi il mio ciclo nel caos.
Persi il mio cielo sgretolato in terra.
La noia al contempo
della dura durata
d'una promessa eterna dimenticata
e della polvere molteplice grattata
dal mare alla terra.
Eppure ho amato disperato
ogni singolo granello,
cercando un'era andata di farfalla
danzante disordinata nell'onda
a cercare la vita.
Vita legata assennata,
bisogno sublimato di cura,
scontro di materia diversa,
ormai perduto,
salita di scogli,
treccia annodata sciolta,
tizzoni d'un falò.
Ferito
Inutile fingere quando sei ferito:
tu stesso con gli occhi indichi
al predatore il lato vulnerabile.
E' impercettibile per te
e ti chiedi come faccia a sapere.
Lui osserva proprio la tua piaga
fingendo di guardare altrove,
lo sguardo gli si posa a intermittenza là
mentre tu sposti il tuo dal suo volto,
mentre sei distratto.
glielo indichi tu con cenni impercettibili,
il suo istinto glielo fa annusare,
la tua ferita è visibile, aperta, oscena
e osceno tu che non la sai nascondere.
tu stesso con gli occhi indichi
al predatore il lato vulnerabile.
E' impercettibile per te
e ti chiedi come faccia a sapere.
Lui osserva proprio la tua piaga
fingendo di guardare altrove,
lo sguardo gli si posa a intermittenza là
mentre tu sposti il tuo dal suo volto,
mentre sei distratto.
glielo indichi tu con cenni impercettibili,
il suo istinto glielo fa annusare,
la tua ferita è visibile, aperta, oscena
e osceno tu che non la sai nascondere.
martedì 2 novembre 2010
-
il mondo non è mai una fonte
delicata stillante;
è una valle deserta desolata
stretta e secca
o un lago d'acqua ghiacciata
che beviamo dal fondo
a bocca aperta
delicata stillante;
è una valle deserta desolata
stretta e secca
o un lago d'acqua ghiacciata
che beviamo dal fondo
a bocca aperta
sabato 21 agosto 2010
mercoledì 18 agosto 2010
obolo
noia dell'abitudine agli sguardi,
col rumore intorno che troppo
alza il prezzo dell'attenzione
all'anima tua schiacciata
da una maschera miniata d'oro.
rispondo a parole usate
ma ancora buone e come nuove,
quasi spettro dell'ade che non vola e non cade
che vuole tornare reale.
Un obolo di parole da tributare
a rinfrescare sere d'ombroso piacere,
piccola moneta mandàla,
cocktail mescolato non scuotuto
distrattamente va versato.
Gioia brillante di cristallo distante,
gioco senza frontiere,
stella cadente,
colpa ne ho se l'ho colta?,
l'aleph ch'è balenato per errore
sfuggito dal riso,
inseguendo per il vicolo
mi vedresti urlare
"fermati sei bellissimo"
o
triturare verdi versi di mojito profumati
esotici accenti pestati traballanti ubriachi
in rissa d'emozioni trascinati...
mi piacerebbe invece esser più nostrano
essere più uno strano
primitivo
lasciare scorrere un rigo di sangue
sulle labbra come un morso.
col rumore intorno che troppo
alza il prezzo dell'attenzione
all'anima tua schiacciata
da una maschera miniata d'oro.
rispondo a parole usate
ma ancora buone e come nuove,
quasi spettro dell'ade che non vola e non cade
che vuole tornare reale.
Un obolo di parole da tributare
a rinfrescare sere d'ombroso piacere,
piccola moneta mandàla,
cocktail mescolato non scuotuto
distrattamente va versato.
Gioia brillante di cristallo distante,
gioco senza frontiere,
stella cadente,
colpa ne ho se l'ho colta?,
l'aleph ch'è balenato per errore
sfuggito dal riso,
inseguendo per il vicolo
mi vedresti urlare
"fermati sei bellissimo"
o
triturare verdi versi di mojito profumati
esotici accenti pestati traballanti ubriachi
in rissa d'emozioni trascinati...
mi piacerebbe invece esser più nostrano
essere più uno strano
primitivo
lasciare scorrere un rigo di sangue
sulle labbra come un morso.
lunedì 24 maggio 2010
secche
Che parole dovrei donarti?
Doni che tagliano come fogli?
Fogli che schiacciano come magli?
Le ho conservate giurando di farle seccare,
non tormentarti,
Come parvenza di fiori schiacciati secchi
Sperduti, Senza profumo, tra pagine già lette.
Giallette.
Parole di caos e confusione
Che causano confusione.
Parole di resa alla materia
Non resa della materia.
Parole che vorrebbero e potrebbero restare
A far male.
Chè nascono per restare
come nastri Nascoste
a registrare lo scorrere
e tolgono vita alla vita,
all’amare.
Parole parassite che escono e vivono
Per loro stesse,
che nascono in me per se stesse.
Amare parole
A mare le parole.
Io sono parole
E stanco di me.
Eppure quando chiedi di tornare al reale
In nuvole di fumo ondivago vaneggio
Fedifrago fingo di restare.
Parole alibi,
trovo parole altrove.
Le parole mi portano distante
Come corrente marina dai lidi del senso.
Mi conducono al largo a perdermi.
Le parole, vizio del paese di urupia, di utopia,
d’anarres,
Le parole, fumi dei sacrifici al walhalla,
che saziano dèi crudeli,
che tengono le catene tra inferi e superni
e danno gli alibi alle guerre.
Le parole che tolgono lo spazio alla mia prole.
Ti tengo segrete allora le parole
Difenditi e ti difendo dalle mie parole,
dal ronzare del rumore
di pensieri
poco seri,
poco veri,
neri.
Tu che hai attaccato la mia ritirata,
generale,
Con potenza di femmina e di vita assoluta,
Generare.
Tu che cerchi nel pensare il senso,
tu, senso cui mi sono aggrappato,
le mie fragili dita hanno perso la presa,
in me la materia ha vinto sul sogno,
sogno sogni più materiali
forse più banali e facili.
Ma le mie dita hanno perso la presa
E mi sorprendo naufrago, sospeso.
Trovi un grammo di vero o di cuore
Nelle mie parole?
Riesci a distillare una goccia del mio sangue
In questo mare?
Eppure ognuna è lacrima
come gocce dai miei occhi spremuta.
Doni che tagliano come fogli?
Fogli che schiacciano come magli?
Le ho conservate giurando di farle seccare,
non tormentarti,
Come parvenza di fiori schiacciati secchi
Sperduti, Senza profumo, tra pagine già lette.
Giallette.
Parole di caos e confusione
Che causano confusione.
Parole di resa alla materia
Non resa della materia.
Parole che vorrebbero e potrebbero restare
A far male.
Chè nascono per restare
come nastri Nascoste
a registrare lo scorrere
e tolgono vita alla vita,
all’amare.
Parole parassite che escono e vivono
Per loro stesse,
che nascono in me per se stesse.
Amare parole
A mare le parole.
Io sono parole
E stanco di me.
Eppure quando chiedi di tornare al reale
In nuvole di fumo ondivago vaneggio
Fedifrago fingo di restare.
Parole alibi,
trovo parole altrove.
Le parole mi portano distante
Come corrente marina dai lidi del senso.
Mi conducono al largo a perdermi.
Le parole, vizio del paese di urupia, di utopia,
d’anarres,
Le parole, fumi dei sacrifici al walhalla,
che saziano dèi crudeli,
che tengono le catene tra inferi e superni
e danno gli alibi alle guerre.
Le parole che tolgono lo spazio alla mia prole.
Ti tengo segrete allora le parole
Difenditi e ti difendo dalle mie parole,
dal ronzare del rumore
di pensieri
poco seri,
poco veri,
neri.
Tu che hai attaccato la mia ritirata,
generale,
Con potenza di femmina e di vita assoluta,
Generare.
Tu che cerchi nel pensare il senso,
tu, senso cui mi sono aggrappato,
le mie fragili dita hanno perso la presa,
in me la materia ha vinto sul sogno,
sogno sogni più materiali
forse più banali e facili.
Ma le mie dita hanno perso la presa
E mi sorprendo naufrago, sospeso.
Trovi un grammo di vero o di cuore
Nelle mie parole?
Riesci a distillare una goccia del mio sangue
In questo mare?
Eppure ognuna è lacrima
come gocce dai miei occhi spremuta.
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