sabato 2 novembre 2013
domenica 13 ottobre 2013
Mentre (appunti)
Come potevamo noi cantare senza ferie da quaranta settimane?
C'è chi ci ha invitato a riprovare attraverso la sua danza delle spade.
Io stavo piombo a quella mano e ho giocato a perdere.
Un chiaro scarto malinteso e ci hanno presto cappottato,
ma la vita è mentre
è un mantra misterioso tibetano
e mentre io lo recitavo
tu hai vissuto, non mentire, no!
domenica 11 agosto 2013
sul romanzo
Ho un mio modo di leggere i romanzi.
Un saggio o un articolo lo scompongo in argomenti consequenziali, un romanzo fortunatamente no. Come una bevanda lascio che rimanga un sapore dopo ogni sorsata. Questo sapore non sono le frasi memorabili o le sequenze di avvenimenti della trama ma la sensazione generale di quella storia, come se non fosse o non debba essere necessariamente narrata ma "visitata" intorno da una serie di fatti, cose e avvenimenti intravisti, in cose secondarie al filo degli avvenimenti, modi di parlare dei personaggi, luoghi, imprevisti e accidenti. Leggo "di Gestalt". Mi interessa l'intreccio e la ridondanza dei particolari superflui. Spesso i latino-americani mi sorprendono per questo: perché amano dipingere in lunghe digressioni i particolari o i personaggi che non sono necessari alla trama. Mi fanno perdere nella folla facendomi pensare che quella storia sia più "verosimile", una delle melodie dell'armonia della comunità, uno dei tanti possibili fili percorribili di un mondo infinito proiettato nella mente dell'Autore. Un mondo così corposo da essere uno specchio del vero. E allora spero che sia sempre possibile migliorare il mondo.
venerdì 26 luglio 2013
L'uomo che non voleva mai andarsene
Svegliarsi dopo una festa in casa propria è un momento particolare. Delicato come la fine dell'estate. Un sapore di topo morto in bocca. La schiena anchilosata da una postura anomala tipica di chi è caduto come corpo morto sul letto. Inforcati gli occhiali con gli occhi ancora cementati arranco verso il bagno. Acqua fredda. Non basta. Bottiglie e piatti di plastica sparsi. Materiali appiccicosi sul pavimento, mobilia irriconoscibile, da mostra d'arte contemporanea, fusa con vuoti d'ogni tipo e cibi smozzicati in piatti o fuori. La tua pigrizia viene vinta dalla voglia di caffè e finalmente versi tremante la polvere nella moka. Poi un ricordo, che non è un ricordo perchè è ancora troppo recente, ti rende pensieroso e perplesso. E' qualcosa che hai visto, che non quadra, accanto al tappeto. Fai mente locale mentre sonnacchioso ritorni nel salone. Prima ancora di arrivarci, ripassando mentalmente quel che hai visto, realizzi che è una mano. Una mano. Una mano umana! Ovvio che è umana, voglio dire realistica, non finta. Diamine! Una mano in casa mia. Eccola. C'è un corpo attaccato. Che schifo. C'è uno che dorme dietro la mia poltrona. Ma perchè dietro? Un ladro? Perchè un ladro dormirebbe in casa mia? Non è un ladro... Ora scosto il divano e lo guardo... E' un tipo stranissimo, vestito in modo anonimo, troppo anonimo. Ha dei jeans ed una maglietta scura. I capelli sono medi e trasandati, la barba incolta come piace oggi. E' gettato dietro il divano in una posa innaturale ed ha una bavettina che gli esce di lato dalla bocca. Temo sia morto. Sono esterrefatto e resto a guardarlo per non so quanto. E' morto. No, non è morto. Torno a letto. Devo pensarci. Mi poggio un attimo. Mi sto per addormentare di nuovo.
puntata 2 "Ma non posso dormire" gridò Paolo alzandosi di scatto dopo qualche secondo. "Se quello..." nel frattempo si avvicinava di nuovo al corpo per ispezionarlo. ad un certo punto lo annusa. sta per avvicinarsi drammaticamente alla sua faccia quando squilla il telefono di casa. Pronto?
mercoledì 24 luglio 2013
In tre, già ubriachi, andavano ad un matrimonio.
"Vecchio barbone cieco! perchè mi stai toccando? E' arrivato il futuro sposo e devo correre, chè sono il testimone e ci sarà da divertirsi!"
Sghignazzavano a voce alta oscenamente.
Lo tratteneva con una mano ossuta. Era un vecchio marinaio con una maglia di lana bianca bucata di sporco e cenere.
"Una nave..."
"Abbassa le mani, vecchio barbone!"
E lui subito ritrasse la mano.
Ma stavolta il marinaio lo avvolse fissandolo in volto con lo sguardo.
l'invitato si fermò ancora e stavolta ascoltò come un bambino.
Il marinaio ce l'ha in suo potere: la sua volontà è sottomessa ai suoi occhi.
L'invitato si sedette su un tufo. Non poteva far altro che ascoltare.
E allora continuò a parlare, il vecchio marinaio, con quel bagliore speciale nello sguardo.
domenica 30 giugno 2013
Perchè uffa
Ora che piove si scrive.
Scorra il grande gioco dell'inchiostro, il gioco di cambiare gli uomini. Che avete capito? Uomini d'inchiostro, non quelli veri. Gli uomini veri non si cambiano. Soprattutto in un posto di famiglie e di gruppi identitari. Bisogna inventarsene fittizi e cambiarli nella narrazione per avere soddisfazione.
E' un paese dove anche le orecchie hanno muri, dove c'è un pubblico di merda, abituato ai calci nelle palle ed alle volgarità. Solo quelle. Quelle le perdonano e ci sguazzano. Vogliono vedere il sangue. Come nelle epoche di crisi. Come ai tempi di Shakespeare. E per fare arte bisogna compromettersi con questo. Non devi essere schizzinoso. Chè poi questa delle epoche di crisi è un'invenzione dei Crociani, con la puzza sotto il naso. Cos'è la poesia? La purezza classica della misura? E Caravaggio e Van Gogh e i Nirvana e i Led Zeppelin? Chi ti sta di fronte, nei periodi di crisi, non perdona il semplice fatto di voler dire qualcosa. Non sono disposti a farsi illudere da niente di nuovo. Cercano solo a chi dare la colpa e guai a chi esce dal gruppo, a chi alza la testa per qualsiasi motivo, a chi si mette in mostra. Diventa colpevole di tutto. Profilo basso. L'hanno detto a Sorrentino. L'hanno accusato di aver creato una grande bellezza troppo criptica e al contempo troppo esplicita nella denuncia. Ecco: m'hanno sgamato. Hanno sgamato che voglio dire qualcosa. Non me lo consentiranno. Perchè è fuori moda, perchè chi sei tu per dire qualcosa? Perchè abbiamo già sentito, mille volte, discorsi simili, fatti molto meglio. Perchè uffa.
Coltìvati una nicchia di anime elette, frequenta anime elette, fai riserve indiane, resisti.
Eppure la speranza di credere in una storia è una necessità. Continueranno a farlo sempre. E' un business eterno che i politici conoscono e che, quando sono disonesti, usano per offrire sempre di meno e per bluffare. E il poeta, lo scrittore, è un fingitore che fa la ricotta sopra alla stessa sostanza. La speranza. Una storia che ordini e che ci faccia uscire dal labirinto dei fatti neutri che sentiamo ogni giorno e che si accumulano feroci ed eccessivi, soprattutto nella società di massa contemporanea in cui siamo saturati dal rumore bianco dei media che ci cercano e ci seducono come consumatori perenni di infotainment.
Impara invece quel linguaggio "volgare" e usalo per spezzarlo dal di dentro. Dire che il mondo si può cambiare almeno per un po', almeno per un luogo (piccolo o grande) da liberare. Crea quel luogo narrando. La libertà è dietro il sipario nero dell'egoismo cieco da bestie, che dobbiamo sollevare, ci vuole forza ed ha coordinate spazio tempo, come una rappresentazione teatrale. Va "narrata".
Ma questa narrazione deve essere una nave in cui dovete farci salire tutti, un'arca che produca salvezza orizzontale, non un castello sulle nuvole dei nostri pensieri, che noi abbiamo creato sognando e che abitate solo voi.
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