domenica 30 giugno 2013

Perchè uffa

Ora che piove si scrive. Scorra il grande gioco dell'inchiostro, il gioco di cambiare gli uomini. Che avete capito? Uomini d'inchiostro, non quelli veri. Gli uomini veri non si cambiano. Soprattutto in un posto di famiglie e di gruppi identitari. Bisogna inventarsene fittizi e cambiarli nella narrazione per avere soddisfazione. E' un paese dove anche le orecchie hanno muri, dove c'è un pubblico di merda, abituato ai calci nelle palle ed alle volgarità. Solo quelle. Quelle le perdonano e ci sguazzano. Vogliono vedere il sangue. Come nelle epoche di crisi. Come ai tempi di Shakespeare. E per fare arte bisogna compromettersi con questo. Non devi essere schizzinoso. Chè poi questa delle epoche di crisi è un'invenzione dei Crociani, con la puzza sotto il naso. Cos'è la poesia? La purezza classica della misura? E Caravaggio e Van Gogh e i Nirvana e i Led Zeppelin? Chi ti sta di fronte, nei periodi di crisi, non perdona il semplice fatto di voler dire qualcosa. Non sono disposti a farsi illudere da niente di nuovo. Cercano solo a chi dare la colpa e guai a chi esce dal gruppo, a chi alza la testa per qualsiasi motivo, a chi si mette in mostra. Diventa colpevole di tutto. Profilo basso. L'hanno detto a Sorrentino. L'hanno accusato di aver creato una grande bellezza troppo criptica e al contempo troppo esplicita nella denuncia. Ecco: m'hanno sgamato. Hanno sgamato che voglio dire qualcosa. Non me lo consentiranno. Perchè è fuori moda, perchè chi sei tu per dire qualcosa? Perchè abbiamo già sentito, mille volte, discorsi simili, fatti molto meglio. Perchè uffa. Coltìvati una nicchia di anime elette, frequenta anime elette, fai riserve indiane, resisti. Eppure la speranza di credere in una storia è una necessità. Continueranno a farlo sempre. E' un business eterno che i politici conoscono e che, quando sono disonesti, usano per offrire sempre di meno e per bluffare. E il poeta, lo scrittore, è un fingitore che fa la ricotta sopra alla stessa sostanza. La speranza. Una storia che ordini e che ci faccia uscire dal labirinto dei fatti neutri che sentiamo ogni giorno e che si accumulano feroci ed eccessivi, soprattutto nella società di massa contemporanea in cui siamo saturati dal rumore bianco dei media che ci cercano e ci seducono come consumatori perenni di infotainment. Impara invece quel linguaggio "volgare" e usalo per spezzarlo dal di dentro. Dire che il mondo si può cambiare almeno per un po', almeno per un luogo (piccolo o grande) da liberare. Crea quel luogo narrando. La libertà è dietro il sipario nero dell'egoismo cieco da bestie, che dobbiamo sollevare, ci vuole forza ed ha coordinate spazio tempo, come una rappresentazione teatrale. Va "narrata". Ma questa narrazione deve essere una nave in cui dovete farci salire tutti, un'arca che produca salvezza orizzontale, non un castello sulle nuvole dei nostri pensieri, che noi abbiamo creato sognando e che abitate solo voi.