venerdì 29 settembre 2023

Crono

Sta alle menti spente aver paura.

Un padre buono da remoto smussa

gli spigoli dei dadi

alla sorte futura.

Sulle nostre spalle, se li lasciamo

salire, possono vedere cieli 

che non immaginiamo nemmeno.

Perciò il vecchio domatore Crono,

per timore di esserne sommerso,

prima che lo sovrastino,

ai figli torce il collo,

ne succhia il midollo,

mangia l'umanità col controllo,

impedisce che nasciamo,

toglie possibilità all'universo

ordinato secondo la Natura.

mercoledì 31 maggio 2023

Ailanto

All'ombra di pseudoacacie e d'ailanto

è forse il viaggio sulla sedici e la cento

verso il mare del sud meno duro?

l'asfalto fresco è un vantaggio sicuro,

e getta ombre e luci sul futuro

nel viavai verso Taranto e il Salento

merito al coraggio di giardinieri

e audacie di vivai che hanno saziato

mode del momento e desideri,

bisogno d’ombra immediato.

Non c'è da perdere un'istante.

attendere è tempo sprecato.

Mai come ora

fretta è causa e effetto.

Mille e mille ville hanno piantato

alberi esotici, tropicali,

viste di safari, tutti uguali

che crescono due metri verticali

in qualche giorno, venti

ed uccelli hanno sparsi intorno

sementi per ettari soppiantando

il vecchio stanco contorto ulivo

e il conforto della vista di rari

alberi da frutto secolari.

Sul colonnato ornato di foglie d'acanto,

fiore di carta rigido dentato,

ai tempi nei templi di Diana e Crono

e degli dei, l'umile terra vergine

vertiginosamente

stava arrampicata risorta

nell'arte scolpita all'uomo attento

al mondo sacro accanto,

al ritmo e al modo giusto.

 

Oggi è un distratto smottamento, scempio

di scelte automatiche funzionali

senza ricerca o gusto

sostituzione etnica genetica

lenta e ignorata

nella vita frenetica

non contestata nemmeno da nessuno più.

Pappagalli verdi fitti

alla fermata del treno

in cerca di calme coccole

assediano antichi mandorleti,

(e già intorno le palme,

niente di nuovo sotto il sole,

bottini medievali simbolici

d’esotici traffici mediorientali

testimoni di confini cronotopici

impossibili al mescolamento dei

geni del mondo)

chiassosi meridionali

parassiti extracomunitari

che rubano il lavoro

ai parassiti italiani,

li accetto a braccia aperte,

spaventapasseri,

alternativa esotica

ai grigi piccioni di cemento

che gorgheggiano amorosi

cacando addosso a tutti

l'entusiasta gratitudine

d'ospiti invasivi alle città.

(Eppure fori quadri in masserie

fortificate ci testimoniano

che li abbiamo mangiati negli anni

tristi di assedi al sud degli invasori

infiniti, le Colombaie specole

settecentesche

di ville nobiliari urbane

dimostrano un valore

di messaggeri discreti ed efficienti,

ora abbandonati alla democratica,

simbiotica, inutile anarchia

dell'oblio e dell'ignoranza).

 

Il numero distratto della massa

del postNovecento

fa spavento,

(forse solo a me: gli altri, rane cotte,

hanno dato credito a ditte

specializzate nella decorazione

di infinita lotta urbana ai parassiti

lasciando coronare di fitte

spine metalliche inefficaci

poveri cristi edifici

nei calvari delle metropoli

aumentando proliferazioni

di nuovi livelli di sistema,

s'autoalimentano in cicli infiniti,

uno schema di feedback e loop,

ed ambienti nuovi anche mentali

cui siamo sempre meno attenti,

invece ad esempio

di allevare degli ottimi rapaci,

gatti sui tetti,

o tornare a nobili tradizioni medievali

come la caccia col falcone:)

processi automatici che non controlliamo,

la memoria la teniamo

elettronica, dimentichiamo

quella comune e dei libri,

preferendo un comodo eterno

acquistare posti altrove di espansione

a lasciar macerie dietro,

piuttosto che cura e attenzione,

manutenzione degli equilibri.

domenica 28 maggio 2023

Ali d'api

Se questi versi

sono ali d'api al miele, 

il detto del maestro

nell'attimo fuggente,

vana danza di pavone,

l'esitazione spezza il filo

del semplice desiderio di bere

alle labbra e fa un gomitolo

di parole nella caverna

chiusa dell'educazione.

Diventa pictura presa

istantanea in mente il poema, 

desiderio che torna alle stelle.

Che peccato! 

Trema la luce che rischiara dall'esterno,

nostalgia di primavera di rientrare

nella tenerezza della terra madre,

impossibile a inverno finito, 

gemma della corolla di petali,

caldo primitivo della sostanza

delle cose prima della creazione,

prima che una Dea ci tocchi.

E allora la Dea ci tocca,

panica fusione,

chiudere dolcemente gli occhi,

dischiudere la bocca,

ballare abbagliati al sole,

perdere i pensieri, 

gemmare, delirare parole 

a cercare sensi sentieri

sepolti

nel pallore invernale.

venerdì 14 aprile 2023

volte infinite

Volte infinite ho pregato

una dea amata dare un segno

al silenzio mio misterioso. 

Selene Luna tra cupe nubi rosse

ho pregato illuminare la freccia

liberarmi da me stesso. 

So che non c'è altro adesso

che il tuffo di Saffo

in mare dalla rupe.

Sacerdote felice di stazioni vuote

sogno essere acqua a nuotare.

Ogni no una cicatrice,

il corpo:

una terra santa

sensata di segni. 

Raggiunga l'anima

ogni giorno dov'è rimasta, 

davanti a te,

il dio che ti guarda

sorridere e parlare.