domenica 30 maggio 2021

La noria

Un ingegno arrugginito,

sperduto qui e distratto,

antica noria schignata e storta, 

due colonne d'una santa porta

d'un culto abbandonato

d'una vecchia gloria nostra. 

Sfiata un fantasma di ciuccio

catturato alla gogna della giostra

per fortuna sotto il fico ed il carrubo,

 frutti futuri agogna

allora acerbi e pendenti

mentre a volte ne gode l'ombra.

I contadini hanno vergogna a raccontare

preferendo i figli piscine turistiche

ai bagni nel pilone,

la noria non ruota, resta noia.

Mille anni a tirare acqua

in piccoli sorsi versati

da pozzi profondi alle costole 

della terra, scavati

dal calcare 

d'operose formiche.

Lasciare l'umore torbido

quieto posato al fondo.

Cada l'acqua dal cielo,

ma quella che non ha fatto

con le nude mani 

la chiedemmo in pegno

alla bianca carne di chianca,

al regno ctonio della madre terra.

Dalle lame, come vene,

sangue di popoli risalendo

la Puglia inondó di vita

una guancia arrossita. 

Seminò tracce di dei

dove l'acqua scorsa

scavò grotte segrete

piene di sacre voci

monaci rondini migranti.

Roccia della storia.

Albero millenario che inanella

inverni

nella sua solida scorza legnosa,

piccoli frutti di linfa preziosa,

insegna a non nominare mai il male.

Barbari, barbe lunghe, bizantini,

arabi rapidi incursori stranieri,

mercanti vettori di saperi africani,

orientali, mediterranei, a Bari, 

estranei e strani, 

nel culto della vita che piove, 

Arcangelo Gabriele, 

a nutrire antiche terre nuove

incrociarono in una sete curiosa

secoli e coste e continenti

attenti a non pescare un'avida

acqua falsa d'un mare che riposa

oscuro e fondo,

nell'abisso di chi scava troppo,

fa la faglia salsa

e secca l'albero sul mondo.

Memoria:

nell'ingegno e in macchina,

nero su bianco,

nei discorsi nebulosi dei vecchi,

nelle rovine disperse nei campi,

scavando nel profondo

senza seccare il seno della terra,

saggio e morbido bere,

raccolta dalle labbra la sua anima

con costanza cerniera, 

strappando al letto torbido

la linfa della vita,

il fresco della sera,

a crescere altra.

Non riempite queste vene

dell'ansia di fare frutta,

non lasciate sia distrutta

da un tendone plastificato,

da una brutta struttura

di cemento armato.

Diffondete la storia

che nessuno dice

alla nostra gente.

Non dica ciascuno l'invenzione

della sua storia privata,

abbiate l'anima di vederla piazzata

al centro del paese.

Sta nelle lame l'anima della Puglia,

una radice salda 

unisce Murgia e mare, 

sangue salato, 

s'infonde nella roccia una noria

a cercare la sorgente.