Un ingegno arrugginito,
sperduto qui e distratto,
antica noria schignata e storta,
due colonne d'una santa porta
d'un culto abbandonato
d'una vecchia gloria nostra.
Sfiata un fantasma di ciuccio
catturato alla gogna della giostra
per fortuna sotto il fico ed il carrubo,
frutti futuri agogna
allora acerbi e pendenti
mentre a volte ne gode l'ombra.
I contadini hanno vergogna a raccontare
preferendo i figli piscine turistiche
ai bagni nel pilone,
la noria non ruota, resta noia.
Mille anni a tirare acqua
in piccoli sorsi versati
da pozzi profondi alle costole
della terra, scavati
dal calcare
d'operose formiche.
Lasciare l'umore torbido
quieto posato al fondo.
Cada l'acqua dal cielo,
ma quella che non ha fatto
con le nude mani
la chiedemmo in pegno
alla bianca carne di chianca,
al regno ctonio della madre terra.
Dalle lame, come vene,
sangue di popoli risalendo
la Puglia inondó di vita
una guancia arrossita.
Seminò tracce di dei
dove l'acqua scorsa
scavò grotte segrete
piene di sacre voci
monaci rondini migranti.
Roccia della storia.
Albero millenario che inanella
inverni
nella sua solida scorza legnosa,
piccoli frutti di linfa preziosa,
insegna a non nominare mai il male.
Barbari, barbe lunghe, bizantini,
arabi rapidi incursori stranieri,
mercanti vettori di saperi africani,
orientali, mediterranei, a Bari,
estranei e strani,
nel culto della vita che piove,
Arcangelo Gabriele,
a nutrire antiche terre nuove
incrociarono in una sete curiosa
secoli e coste e continenti
attenti a non pescare un'avida
acqua falsa d'un mare che riposa
oscuro e fondo,
nell'abisso di chi scava troppo,
fa la faglia salsa
e secca l'albero sul mondo.
Memoria:
nell'ingegno e in macchina,
nero su bianco,
nei discorsi nebulosi dei vecchi,
nelle rovine disperse nei campi,
scavando nel profondo
senza seccare il seno della terra,
saggio e morbido bere,
raccolta dalle labbra la sua anima
con costanza cerniera,
strappando al letto torbido
la linfa della vita,
il fresco della sera,
a crescere altra.
Non riempite queste vene
dell'ansia di fare frutta,
non lasciate sia distrutta
da un tendone plastificato,
da una brutta struttura
di cemento armato.
Diffondete la storia
che nessuno dice
alla nostra gente.
Non dica ciascuno l'invenzione
della sua storia privata,
abbiate l'anima di vederla piazzata
al centro del paese.
Sta nelle lame l'anima della Puglia,
una radice salda
unisce Murgia e mare,
sangue salato,
s'infonde nella roccia una noria
a cercare la sorgente.
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