Mi lasci osare adesso prenderti per mano,
consenti che anch'io sappia curare
e sgrano il rosario delle tue dita,
febbre svanita dalle labbra
sulla mia fronte bambina,
pagina segreta di diario,
panni stesi ad asciugare,
sui lembi di una ferita,
pasti materni rituali,
gioie del tempio della cucina,
rabbiosi di fretta sacrificati.
Abbracci mutati
in bollette e cose,
lavoro, lavoro straordinario,
cumuli di debiti e carte,
molto pane e niente rose,
denti curati,
certificati, cibi ed oggetti,
letti disfatti rassettati,
visite e impegni.
Tutto scorso,
mentre conta solo che sei accanto,
sentirti nella stanza, con la coda dell'occhio, la tua voce
o
per la radio accesa, i profumi del sugo e del bucato.
Ho smesso di contestarlo
e lo trovo scavato nel corpo
come la pioggia fa il fusto
rugoso d'un albero.
Amore per te servizio eterno,
vita scandita dal fare,
cura senza cui il tempo si ferma.
E proprio questo vorrei:
che si fermasse sorpreso l'orologio
senza paura,
nell'istante sospeso d'un sorriso,
nelle pause di senso del riposo.
A dimostrare che tutto scorre
anche senza fatica.