venerdì 11 settembre 2020

Un altro Budda

 

Tra i mille libri apocrifi rifiutati dalle religioni c'è questo brano.

Non potrebbe appartenere a nessuna tradizione religiosa perchè l'unico legame con la spiritualità sono il protagonista e in parte lo stile e la tematica.

Troppo poco per poter avere alcuna credibilità filologica.

Ho ritrovato questo brano in un libro d'antiquariato in un mercatino di Londra.

Mi sono limitato a tradurlo dall'inglese.

L'originale risulta una improbabile riedizione del 1970 dell'editore KarmaBook di un libro del 1786 attribuito a Charles Wilson, ed edito dall'Asiatic society. L'autore o sedicente tale dichiara di aver trascritto, dopo averlo tradotto, un testo sanscrito ritrovato insieme ad altri racconti minori, in una baracca abbandonata in un villaggio non meglio identificato lungo il corso superiore del fiume Gange in una scatola decorata contenuta al centro di una strana costruzione di pietra.

Inciso su un supporto papiraceo e già corrotto in parte, il trascrittore lo ritiene frutto di chissà quale illuminazione ascetica o di eliminazione selettiva da altri corpus letterari, forse perchè ritenuta fuorviante o secondaria.

Non vengono dati altri elementi se non lo stupore di aver ritrovato un documento dal contenuto interessante e la fretta di trascriverlo perchè non fosse perduto.

Troppi livelli e passaggi tra la fonte del testo e la sua trascrizione, chiunque potrebbe aver inventato o modificato questo contenuto.

Lo riporto qui per la curiosità che ha suscitato in me, invitandovi a ritenerlo semplicemente un testo letterario, senza attribuirgli altra rilevanza se non il piacere per l'ascolto d'un racconto e di riflessioni. 

«Siddharta ed un suo precettore medico si fermarono nel loro giardino.

"Non perdere tempo se pensi di aver visto qualcosa.

è come nella caccia nel giardino del re,

è come quando ti insegnai a raccogliere l'erbe della salute per gli uomini.

Se segni il luogo per tornarci domani

l'erba sarà mangiata dalle bestie selvatiche

o la natura, accelerando il suo corso, le farà seccare o cambierà la forma dei posti e dei viventi intorno.

Cogli la vita per te quando si presenta,

impara a conservarla e trasmetterla nel tempo e nello spazio,

che diventi la vita per altri.

Siddharta disse: "Ma a me sembra tutto vita! Vorrei cogliere tutto quello che vedo, sperimentarlo, fino a saziarmi."

Quando eri bimbo ti bastava guardare il mondo intorno,

eppure già ridevi quando si scoprivano gli occhi i mille uomini e donne che ti curavano, assetato di conoscere per vivere più e meglio, espanderti come e con il respiro nell'Essere intorno, fino all'infinito.

Poi ti hanno insegnato le parole e coi suoni hai segnato le cose per farle tornare a vivere, per farle nascere dal nulla,

all'inizio le dicevano gli altri, poi hai imparato tu, nella tua voglia di espanderti,

prima associando quei suoni alle cose, poi,

raccogliendo inconsapevolmente gli indizi su come si compongono."


Arrivarono mentre il saggio parlava, dall'esterno, oltre il muro del giardino le grida di un gruppo di giovani voci che esultava e la musica di una banda. Siddharta sorrise pensando di trovarsi tra loro anche quella sera.


"Dal mondo venivano, vengono e verranno suoni affascinanti, tremendi e seduttivi,

richiami come quelli dei sapori e degli odori,

a volte mascherati come benèfici e invece mortali,

come nella vita nella natura, trappole di altri viventi che desiderano te come preda.

e solo chi ti cura ha potuto difenderti insegnandoti a distinguere,

a capire la natura delle cose e delle parole,

cose e parole buone e cose e parole cattive,

e poi le cose e le parole più pericolose

quelle buone e cattive in base alla misura ed al tempo del loro uso.


Siddharta disse : “Non mi avevi mai detto parole simili...”


Perchè per tutto quello che ti ho detto finora, solo ora sei capace di capire il contenuto

di quello che sto per dirti.

Come hai imparato a girovagare sulla terra per cercare prede per nutrirti

ed erbe per curarti,

come hai imparato che vapori e che aria respirare e come,

come hai imparato a cercare e fuggire alcune cose e alcune idee,

ora un nuovo inizio, una nuova iniziazione allargherà

le nere tende del nulla

intorno al piccolo tuo mondo conosciuto,

affinchè tu arrivi alla fine ai limiti dell'apertura di queste tende,

dove la specie umana intera combatte con la morte che ha fuori e dentro di sè, in varie forme e intensità,

e potrai un giorno anche tu spingere più lontano un lembo di quel buio di morte

e salvare vite reali, future e possibili.

Come le erbe sono le parole.

Alcune di esse sono da cogliere per tenerle ed altre da riconoscere per sapere come comportarti.

Come per le erbe ti insegnerò il mondo infinito che c'è intorno a loro e dentro di loro, e dopo il loro uso,

come unirle insieme, quando usarle.

Il mondo dentro di loro, come sono fatte, il loro succo, la loro apparenza, i fiori, le foglie le radici,

quali si somigliano tra di loro e puoi sostituire, quali si somigliano tra di loro mettendoti in pericolo, perché hanno dentro una sostanza diversa, che può fare male se usata in modo sbagliato, senza consapevolezza.

Nessuna di loro è il male, ognuna per qualche animale, in una certa dose, unita ad altre, presa dalle foglie o dalla radice, trasformata tramite alambicchi, può diventare veleno, medicina, cibo.

Dipende dal tuo sapere che cosa ne sarà.

 

Siddharta chiese: “cos'è e da dove viene questo sapere?”


Il mio sapere di medico erborista mi è stato tramandato da altri medici quando ero apprendista, ed ora che sarai re, tuo padre mi ha chiesto di fornirtelo come strumento per il dominio di te stesso.

Questo pensiero cerca i modi per sciogliere e legare in forme nuove

tutto l'essere, nella materia e nei pensieri.

Nel mondo terreno opera sciogliendo, selezionando, identificando la natura intima

e riassemblandola per creare un legame stabile o temporaneo che abbia un effetto

a sua volta su altri esseri.

Allo stesso modo nel mondo dei pensieri, anche per continuare la vita, per trasformare il mondo, per inseguire senza limiti la possibilità di creare ciò che esiste e sapere ciò che è vero.

Così con le parole, come l'alchimista medico fa coi composti,

tu da mercanti e governatori, dalle maestre, dai ruffiani, imparerai il sapere delle parole,

catturare col suono e con l'evocazione del simile,

sciogliendo suoni e pensieri nelle loro essenze più profonde,

e unendole e trasformandole per imitare il mondo, per darle ad altri come aspettano che siano,

per trasformare le idee, per fingere di essere o per diventare qualcosa,

per conoscere il vero o per creare una nuova verità.


Ma se ti addentrerai in questa città, nel mondo oltre il giardino, senza una guida,

come da bimbo nella selva,

presto mangerai una pianta insalubre

o diverrai preda di belve,

o peggio continuerai a vagare inconsapevole fino alla morte, presto o tardi,

magari fortunosamente tutta la vita in un giaciglio sicuro nella radura circondato da frutta estasiante,

ma senza alcun merito tuo, né progresso per la specie, per la verità ed il cosmo.

Sicuramente questi sapienti che prima di me hanno seguito questi pensieri sono nati poveri, o hanno sofferto nel fisico o nell'anima, a differenza di te,

per avere la necessità di allontanarsi dal loro corpo di bestie e cercare altro, di più.

Ma proprio perché anche tu sei innanzitutto una bestia

prima o poi incontrerai dentro di te o in un altro che ami

qualcosa che ti costringerà a questo cammino,

per separarti dalla catene meccaniche delle trasformazioni del mondo

per non esserne vittima, per il bisogno di capirla,

e non ti basterà più fermarti in un gradino qualsiasi di quella scala

ma vorrai guardarla fino in fondo fino alla vertigine dell'infinito.

Allora seguirai i passi di chi ha cercato prima di te,

gente che è arrivata a benedire le difficoltà

per il percorso che hanno costretto ad iniziare,

di chi ha lasciato un sentiero per illuminare la via degli uomini.

Vedrai che hanno tracciato la via per tutto quello che ti chiedi,

anche per eliminare il dolore, in mille forme.

Non è detto che funzionino tutte le vie, e non per questo quelle vie non hanno un frammento di vero

ma la tua sete ti costringerà ad indagare anche quando la condizione di debolezza che ti ha portato a cercare sarà più leggera.

Per questo, non ti fermare. Se un giorno sentirai l'infinito del tuo essere la cima della tua specie,

se proverai l'essere umano fino al limite, sègnalo dentro te perchè non muoia mai

come un gancio che ti raddrizza la schiena e ti fa camminare leggero nel fango.


Sempre deve essere il tuo operato guidato da questa attenzione per te.

Quando si sono creati i villaggi, quando si sono uniti e mescolati gli uomini si sono condizionati con abitudini automatiche che ne hanno trasformato la natura, alcuni gruppi ne hanno approfittato per creare dominio, come se fosse l'unico possibile e necessario.

La natura e lo spirito invece devono essere custoditi come un fuoco,

come quando non sapevamo come accenderlo

e la cura e l'attenzione fanno un uomo spirituale dall'animale.

Non che l'animale sia inferiore, ma l'attenzione dell'animale è succube del suo ambiente e della sua natura. Per questo con dei trucchi puoi addomesticarlo.

Tu hai qualcosa in più che ti consente di addomesticarti da solo, se lo sai, se lo vuoi.

Dai un addestramento al tuo animale, dagli un compito piacevole, mentre l'uomo che sei, la tua natura seconda, più alta, si libera e può agire cose mirabili.

Se hai incontrato me adesso è il karma che ti parla,

chiamalo caso se vuoi, ma anche se non ci fosse un ordine,

il tempo stesso nella coincidenza che io sia qui e tu sia qui,

è l'ordine di quello che è.

Ora puoi finalmente capire quello che dovevi sapere.

Non andare in giro a sperimentare e provare qualsiasi cosa

nè ad acquisire tutto quello che ti sembra buono senza porti limiti come una cloaca.

Per questo è nato il segno.

Se pensi di raccogliere tutto diventi succube dell'esterno, ti vedrai così, e gli altri ti vedranno così: come un gorgo in cui gettare gli scarichi delle cose, dominato dalla paura di non trovare risorse, o dal caso.

Ed ogni volta che sarai attraversato, costringerai la tua energia a consumarsi per opporsi al flusso delle cose esterne.

Ed ogni volta che sarai attraversato, sarai un po' di più sottomesso alle sostanze ed alle cose, loro entreranno in te e tu diventerai come loro.

Avere cura di te è porre limiti per proteggere la tua stessa energia di vita e di gioventù.

Così come il corpo da bimbo resisteva e quasi provava piacere nell'esperire fino ai limiti tutto quello che esiste, ora il tuo ragionamento sarà quello di mantenere i tuoi limiti alti e al tempo stesso preservare la tua parte più nobile.

Non farlo attraverso la privazione, ma attraverso la consapevolezza che già mille volte il tuo corpo ha provato il sapore di cose, ed il tuo ricordo di quel sapore è sufficiente per tutta la vita. C'è un'altra cosa più importante che riprovare l'ebbrezza del gusto o il sentirsi semplicemente sazio. Quel valore l'hai imparato da altri uomini e da saperi e tecniche che gli uomini per secoli hanno tramandato. Un valore superiore perché dà valore a tutto.

Quel valore è l'uomo.” »