Mi colpì un negozio di San Pasquale.
Era in una delle traverse di via Petroni,
anticipato da un rumoroso ed anonimo circolo della birra e seguito dopo qualche
isolato da un cinese.
Altri sottani, seppure chiusi da saracinesche,
sembravano abitati. Stendipanni e zerbini, motorini e sedie di plastica, clamorosamente
sparsi sul marciapiede, testimoniavano presenze ora non visibili.
Forse dietro le persiane inclinate qualche sguardo
di pensionata si godeva il film della vita di strada, pronto comunque a
registrare o intervenire nell'eventualità .
Questo sottano era invece una specie di rigattiere d’elettronica
moderno: schede perforate, computer Olivetti e Vic 20, floppy di formati
sconosciuti, diodi e valvole in vetro.
Un negozio spartano, fatto con una logica di
disposizioni successive, con oggetti in primo, secondo e terzo piano sugli
scaffali allineati. Ordini così stratificati da sembrare un disordine
organizzato. Mi persi in ricordi adolescenziali, al 1986, quando tornavo presto
da scuola per giocare non in sala giochi, ma al televisore, con un Commodore
64.
Dovevo caricare i giochi da un registratore,
posizionandomi col contagiri sul punto d’inizio del nastro magnetico. Operazione
difficile da effettuare frizionando tra play e stop.
Un angolo attirò la mia attenzione: c’era una
colonnina dall’aspetto più nuovo, azzurra, che pubblicizzava…
Era scritto così:… Digitale celeste. Mi
parve un errore. M’avvicinai e lessi meglio: era proprio digitale celeste. Gratis
il lettore sperimentale. Un cartello prometteva e minacciava:“Passa al
digitale celeste; occasione imperdibile, scade il 31 luglio, affrettati”.
Il prezzo era 5 Euro poi cancellato e sostituito da
OMAGGIO.
La guardai meglio: era una pianta! Pensai ad uno
scherzo.
Mi avvicinai: era una sorta di rampicante
estremamente simmetrica, con foglie lucide di un verdone metallizzato a forma
di parabola e piccoli fiori sparsi di colore celeste.
M’avvicinai al commesso nascosto dietro un bancone,
in una nicchia, circondato da infiniti oggetti appesi, come un santo sincretico
messicano.
Aveva un lungo pizzetto nero appuntito e occhiali
in osso. Gli chiesi dove fosse il trucco.
Rise.
- Non c’è trucco.
abbassò il tono di voce.
- Se vuoi, vedila così: è il rilancio d’una azienda
in brutte acque che cerca di recuperare terreno.
Mi aspettavo una parlantina più intensa, anche perché
ero il solo nel negozio.
Eppure il fatto che non tentasse di convincermi mi
convinceva.
Chiesi notizie sull’installazione.
- Nessuna – Rispose il giovane, con un occhio di colore diverso dall’altro
- Basta portarlo in casa e si connette per via eterea alla TV.
- Vorrà dire via etere? – Lo corressi.
- Si, si… Se preferisce… - rispose con un sorriso sghembo, da cui si
vedevano strani canini appuntiti.
- Provare non costa nulla…
- Ma devo firmare contratti?- Temevo la clausola vessatoria e il calvario dei
call center…
Il ragazzo mise il vaso tra le mie mani:
- Questa è l’unica condizione: che se lo porti.
L’oggetto rimase tra le nostre mani, sospeso, per
qualche secondo.
Non mi fidavo. “L’omaggio”
già da troppo tempo nascondeva qualcosa in questa città, “rose gratis…” e poi tornano
per chiedere un’offerta, “telefoni gratis per sempre” e poi il canone aumenta
ogni sei mesi…”Lei ha vinto” e poi per avere il regalo devi firmare un
contratto per tre anni.
Il ragazzo, dai capelli
ricci color cenere disse:
- Lo provi. Se non va
me lo riporta fra dieci giorni, senza impegno.
Mi lasciò un biglietto
da visita: GENERAL INTELLECT, la luna come logo e sotto il recapito.
Appena in metropolitana
capii d’aver sbagliato, tutto troppo facile… e poi che senso aveva 'sta pianta…
senza farmi spiegare come funziona…
Poi guardando i
giornali gratuiti sparsi mi tranquillizzai… la città era piena di cose buttate
e inutili. Sarebbe stata semplicemente l’ennesima nell’oceano dello spreco. Uscito
dal tunnel alzai lo sguardo verso il cielo: infinite parabole ed antenne davano
forma all’orizzonte. Talvolta, per spezzare, un cartellone pubblicitario.
Arrivai a casa e lo
installai. Si installò, per la precisione.
Poggiato sul balcone
dietro la tv accesa si impossessò del
monitor.
Iniziò la schermata di
rumore bianco, come quando si staccava il cavo e la tv si riempiva di fruscio e
di una interferenza di moschine nere su sfondo bianco. Poi partì una
presentazione.
Una luna campeggiava a
pieno schermo, poi una zoomata all’indietro la rimpiccioliva e la sfocava come
una pupilla bianca nel cielo nero. Una voce fuori campo:
- Il digitale celeste,
il mondo a portata di sguardo.
Premetti il tasto uno
del telecomando. CanalVerde. Un documentario.
- Un tempo la frutta ed il cibo seguivano il ritmo delle stagioni. Oggi ,
se guardiamo un qualsiasi frigorifero…
La luce del frigo che
si schiudeva mi sembrò familiare, anche la posizione dei cibi…
- Gamberetti, fragole ed asparagi in inverno sono il risultato di consumi
d’energia per produzione e trasporto che costano alla terra intera…
Corsi ad aprire il frigo,
come per intuizione… c’era la mia spesa di ieri, gli sfizi da single:
gamberetti, fragole, asparagi.
Comparai quella visione
allo schermo: identica.
M’infastidii di quella
accusa ben poco velata e cambiai canale.
CanalRosso: una voce
femminile fuori campo
- La partecipazione è
la radice dei diritti collettivi che vengono erosi dal disinteresse; mentre gli
affari dei poteri forti…
Nelle immagini un
terreno erboso diveniva gradualmente un palazzo…
- Le politiche per la
casa e gli affitti nell’ultimo anno… - Anche quell’immagine…
M’alzai di scatto e
scostai la tendina: il palazzo di fronte campeggiava identico al monitor, con
la stessa inquadratura che gli infissi della finestra gli davano…
Cambiai canale
bestemmiando: mi avevano rifilato una serie di TV locali da documentario, o
cosa? Ultima chance, CanalBianco. C’era un film in bianco e nero: il “Dottor
Stranamore”. A seguire nella guida: “Le vite degli altri”
-
Ufff!.
Diedi una lettura alle norme di installazione per
trovare maggiori notizie. Tutto vaghissimo, l’unica cosa di particolare era che
consigliava di mettere la pianta all’esterno, su balconi o in giardino, senza
cavo, senza alcun collegamento… Senza collegamento!
Spostai la pianta sul
bordo del balcone, spensi ed andai a dormire.
Il giorno dopo, lo
stesso. Televerde parlava di raccolta differenziata. Telerosso dell’erosione
degli stipendi. Televerde parlava dell’artigiano che riparava le scarpe: un
paio in pelle appena scollate. Ovviamente identiche a quelle che da mesi avevo
da parte nella scarpiera perché dovevo buttare. L’artigiano poi somigliava al
vecchietto del negozio all’angolo. Telebianco il film “Tutti a casa”…
I canali della tv normale
non funzionavano più. Dopo tre giorni decisi d’aprire il vaso ricevitore e
capire come funzionasse. Era un blocco unico di metallo da cui fuoriusciva la rampicante
coi fiori celesti.
Nel frattempo la
rampicante era estesa su tutto il mio terrazzino e si stava spostando alla
ringhiera del balcone vicino.
Con un seghetto aprii
lateralmente il vaso e guardai: perfettamente normale, terreno qualsiasi.
Sbriciolai il terreno tra le mani: radici, normalissime radici. Mi sentii confuso,
umiliato. Decisi di riportarlo indietro.
Quando mi vide entrare,
il commesso preparò un’espressione accogliente, ma io lo anticipai:
– Riprendetevelo. Se
avevo bisogno di tv locali mi tenevo la vecchia tv.
- Non è così – disse –
il filtro celeste è uno strumento particolare... Non ha notato? Mostra gli intrecci
della nostra cultura e spiritualità, di fisico e metafisico, ciò che non
vedreste senza la voglia di interessarvi agli altri…, la coscienza…
- Per piacere!!!- lo interruppi urlando - Se lo riprenda – E gli diedi il
vaso riparato con il nastro adesivo.
Lui lo guardò: - Ha
cercato d’aprirlo ... L’ha rotto.
- Senta quanto le devo? Non lo so se l’ho rotto io. Comunque ha detto che è
gratis e mio. Se non lo vuole lo butto.
- No… è una questione di rispetto per il mio lavoro…
- Uffa! Senta allora facciamo così, mi compro un’altra cosa: mi compro
questo vecchio walkman per CD, va bene? Quant’è?
-
Tredici - rispose
mesto.
Tornai a casa con quell’oggetto tra le mani, come
se fosse un ciondolo. Lo buttai nel ripostiglio lanciandolo.
Poi mi buttai sul divano e riaccesi la TV per controllare che fosse
tornato tutto come prima. Diedi una scorsa ai canali. Niente di che. Reality. Cuochi.
Poi un riflesso con la coda dell’occhio attirò il mio sguardo. Sul balcone di
fronte, tra i geranei, una fogliolina verdone metallizzata…
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