lunedì 24 febbraio 2020

Attenzione e malattia

Scrivo questo post perchè vedo una difficoltà a parlare della situazione legata al Coronavirus. Capisco la prudenza dettata dall'attesa delle notizie e necessaria ad avere opinioni affidabili, ma notizie già ne abbiamo. Mi sembra anche giusta questa cautela iniziale. Potremmo fare una ricerca sulla mortalità del virus in questi mesi e compararlo con altre malattie. Il problema è la possibilità ed il timore nelle piazze virtuali di essere paragonati a Cassandra. In "La realtà della realtà" Paul Watzlawick cita il caso di una ditta di riparazione di vetri delle auto che invita tutti gli automobilisti a controllare la presenza di crepe sul proprio parabrezza e così ottiene uno straordinario incremento delle vendite. Sul breve l'informazione ammantata di paura fa vedere tutto deformato. Già da anni con la Sars e l'abuso di antibiotici si discuteva di scenari di epidemie. Basta mettere sotto i riflettori una realtà già esistente e i feedback di emozioni e informazione  possono generare grandi effetti sull'agenda setting e sulle priorità della pubblica opinione. Però a lungo termine il fenomeno dovrebbe essere analizzato con più razionalità.
Ad esempio dovremmo sottolineare che senza la presenza dello Stato e del sistema sanitario pubblico saremmo allo sbando, che una epidemia, piccola o grande che sia, rende sempre più necessaria una condivisione comunitaria di informazioni e risorse, di come l'economia di mercato sia fragile di fronte a fenomeni tutto sommato naturali e non in grado di garantire i diritti di tutti gli esseri umani.
Forse dovremmo imparare di più sui mass media.

Potremmo vedere anche il sistema della medicalizzazione e della cura mondiale come una metafora dei sistemi sicuritari. Come d'altronde la fantascienza ci ha già mostrato. D'altronde "sicurezza" deriva proprio dalla negazione della "cura" che in Latino voleva significare anche ansia o preoccupazione. Non è un caso che grandi organizzazioni politiche si sono richiamate alla salute pubblica, o alla salute comune. è proprio per questo che di fronte alla paura non dovremmo paralizzarci e tacere ma interpretare e proporre nell'emergenza una lettura degli avvenimenti e dell'organizzazione che abbia una visione di come i rapporti tra gli uomini debbano essere gestiti per garantire salute ed equità.
L'arte ha dei tempi più lunghi e funge da deposito esperienziale con una saggezza più profonda dell'informazione.
La malattia è stata descritta in tantissime opere artistiche, addirittura diventando Topos in alcune correnti letterarie, come la tisi nel tardo romanticismo e nel decadentismo. Ha mosso la creatività di infiniti autori: Thomas Mann, Goethe , Gozzano, Moravia, Frida Kahlo; è stata l'ambientazione fondamentale di numerosi romanzi e racconti: Violetta de La traviata o, per restare nella lirica, Mimì de La Bohème erano colpite dalla tisi; il Decameron di Boccaccio, Cecità di Saramago, I Promessi Sposi, L'amore ai tempi del colera, "Doppio sogno" di Schnitzler, Teresa Batista stanca di guerra, Eyes Wide Shut, etc.
I nostri tempi di memoria corta dovrebbero imparare da quei manuali di antropologia che sono le opere d'arte per ritrovare un certo equilibrio di fronte alla presenza della malattia. Essa per assurdo ci mostra la vita come più umile e preziosa e ci chiede quindi un atteggiamento più attento e rispettoso verso la natura, anche quella dentro di noi, aperto agli altri e più disposto a creare e vivere in collaborazione con altri per essere disposti a passare il testimone del senso della vita e della vitalità. Ridimensionarsi nel proprio senso individuale e tornare ad un senso comunitario di specie più tendente all'universalismo.

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