Se questi versi
sono ali d'api al miele,
il detto del maestro
nell'attimo fuggente,
vana danza di pavone,
l'esitazione spezza il filo
del semplice desiderio di bere
alle labbra e fa un gomitolo
di parole nella caverna
chiusa dell'educazione.
Diventa pictura presa
istantanea in mente il poema,
desiderio che torna alle stelle.
Che peccato!
Trema la luce che rischiara dall'esterno,
nostalgia di primavera di rientrare
nella tenerezza della terra madre,
impossibile a inverno finito,
gemma della corolla di petali,
caldo primitivo della sostanza
delle cose prima della creazione,
prima che una Dea ci tocchi.
E allora la Dea ci tocca,
panica fusione,
chiudere dolcemente gli occhi,
dischiudere la bocca,
ballare abbagliati al sole,
perdere i pensieri,
gemmare, delirare parole
a cercare sensi sentieri
sepolti
nel pallore invernale.
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