All'ombra di pseudoacacie e
d'ailanto
è forse il viaggio sulla sedici e
la cento
verso il mare del sud meno duro?
l'asfalto fresco è un vantaggio
sicuro,
e getta ombre e luci sul futuro
nel viavai verso Taranto e il
Salento
merito al coraggio di giardinieri
e audacie di vivai che hanno
saziato
mode del momento e desideri,
bisogno d’ombra immediato.
Non c'è da perdere un'istante.
attendere è tempo sprecato.
Mai come ora
fretta è causa e effetto.
Mille e mille ville hanno
piantato
alberi esotici, tropicali,
viste di safari, tutti uguali
che crescono due metri verticali
in qualche giorno, venti
ed uccelli hanno sparsi intorno
sementi per ettari soppiantando
il vecchio stanco contorto ulivo
e il conforto della vista di rari
alberi da frutto secolari.
Sul colonnato ornato di foglie
d'acanto,
fiore di carta rigido dentato,
ai tempi nei templi di Diana e
Crono
e degli dei, l'umile terra
vergine
vertiginosamente
stava arrampicata risorta
nell'arte scolpita all'uomo
attento
al mondo sacro accanto,
al ritmo e al modo giusto.
Oggi è un distratto smottamento,
scempio
di scelte automatiche funzionali
senza ricerca o gusto
sostituzione etnica genetica
lenta e ignorata
nella vita frenetica
non contestata nemmeno da
nessuno più.
Pappagalli verdi fitti
alla fermata del treno
in cerca di calme coccole
assediano antichi mandorleti,
(e già intorno le palme,
niente di nuovo sotto il sole,
bottini medievali simbolici
d’esotici traffici mediorientali
testimoni di confini cronotopici
impossibili al mescolamento dei
geni del mondo)
chiassosi meridionali
parassiti extracomunitari
che rubano il lavoro
ai parassiti italiani,
li accetto a braccia aperte,
spaventapasseri,
alternativa esotica
ai grigi piccioni di cemento
che gorgheggiano amorosi
cacando addosso a tutti
l'entusiasta gratitudine
d'ospiti invasivi alle città.
(Eppure fori quadri in masserie
fortificate ci testimoniano
che li abbiamo mangiati negli
anni
tristi di assedi al sud degli
invasori
infiniti, le Colombaie specole
settecentesche
di ville nobiliari urbane
dimostrano un valore
di messaggeri discreti ed
efficienti,
ora abbandonati alla democratica,
simbiotica, inutile anarchia
dell'oblio e dell'ignoranza).
Il numero distratto della massa
del postNovecento
fa spavento,
(forse solo a me: gli altri, rane
cotte,
hanno dato credito a ditte
specializzate nella decorazione
di infinita lotta urbana ai
parassiti
lasciando coronare di fitte
spine metalliche inefficaci
poveri cristi edifici
nei calvari delle metropoli
aumentando proliferazioni
di nuovi livelli di sistema,
s'autoalimentano in cicli
infiniti,
uno schema di feedback e loop,
ed ambienti nuovi anche mentali
cui siamo sempre meno attenti,
invece ad esempio
di allevare degli ottimi rapaci,
gatti sui tetti,
o tornare a nobili tradizioni
medievali
come la caccia col falcone:)
processi automatici che non
controlliamo,
la memoria la teniamo
elettronica, dimentichiamo
quella comune e dei libri,
preferendo un comodo eterno
acquistare posti altrove di
espansione
a lasciar macerie dietro,
piuttosto che cura e attenzione,
manutenzione degli equilibri.
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