Troviamo ancora il tempo,
il tempo dei campi liberi
nelle porte segnate coi tufi
e nel sole aperto.
Non resistere mai un istante
all'appello del vento.
Chiama il maestrale
col suo fresco divino,
spintoni di ragazzi maneschi,
o le attese che il levante
fiorisca di spuma il dorso
delle onde d'un mare smeraldo.
Occhi quieti imparano a studiare
il corso sacro d'un immenso fiume
i segni dell'acqua e dell'aria
e vivono l'impermanenza come
un desiderio,
domare un Dio,
l'attesa necessaria,
gioco animale a segnare
i limiti del possibile.
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