Chissà perchè lo zio gli aveva insegnato a fare il chiappo con l'avena. A tirare via quei semi adesivi e ruvidi a forma di missile, a togliere le diramazioni della parte terminale dello stelo.
Poi bastava un nodo per fare il chiappo. Tutta la famiglia aveva un sacro rispetto per la natura e gli animali. Lo zio accennò solamente, di sfuggita, ad usarla per le lucertole, come aveva fatto con gli amici delle medie. Ovviamente lo fece anche il nipote.
Appena possibile, percorse come un predatore il sottopassaggio di cemento, dove ricordava ci fosse un lato continuamente esposto alla luce ed al calore del pomeriggio e senza vie d'uscita per centinaia di metri.
Così, dopo aver fatto il chiappo, camminava col passo vago, senza particolare attenzione, in attesa di incrociare una creatura sfortunata.
Incrociò una variopinta e lunghissima lucertola in mimetica. Scartò nel verso opposto di cammino appena si accorse del ragazzino, poi si accorse che non bastava e cominciò a correre rapidamente lungo lo spigolo del sottopasso, tra marciapiede e pareti lisce di cementarmato.
Il ragazzo aveva bisogno che si fermasse per catturarla così rallentò e si mise a camminare con passo lentissimo sentendo la sensazione dell'ancestrale cacciatore che l'aveva spinto lì, che si impadroniva di lui come lo aveva ereditato nei geni, irrefrenabile.
Ora conosceva la sensazione potentissima del controllo. L'adrenalina di avere una preda e il dover usare l'energia emotiva per stare fermi. L'abilità degli uomini di gestire le contraddizioni per vincere.
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