sabato 6 agosto 2016



Usa la tua attenzione come una preghiera,
non fermarti abbagliato dalle luci cittadine della sera
senza confronto col tramonto o col giorno
Non farti assorbire dal rumore intorno
che t'attrae e ti divora come le sirene.
Anche se è noia e dolore, non smettere di vivere vero.
Ricorda e coltiva la verità come una pianta,
con la pazienza e l'umiltà di un contadino e un pescatore
del pensiero.
Potresti averla ascoltata dalla voce sbagliata,
incompresa, sottovalutata o sentita e dimenticata,
lasciata in un cassetto o (s)vista di sfuggita
tra le immagini di mille finestre piene,
immagini scartate perché sembrano brutte,
su un monitor sbiadite, non fissate su carta.
Chiama verità quello che ti abita e sei tu,
guarda il mondo come viene,
dagli un senso e dei sensi specchiandoti nell'Altro.
Non è una forza esterna e magica che ti possiede
una volta per sempre, una volta per tutte
la verità può essere scordata,
la verità è una cura quotidiana, un rituale,
un banchetto aperto infinito
non basta indicarla con un dito:
è un seme da gettare e sorvegliare.

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