lunedì 29 dicembre 2014
il rumore
spaventato dal rumore intorno come un cane a capodanno.
si rintanava talvolta in quel giardino stretto tra muri di tufo.
il rumore più grande era dentro.
era l'intrico di strade intraprese e abbandonate, affascinato dai fiori nei campi.
era il ricordo delle strade non prese e lastricate di fantasie meravigliose, che conducevano a fantastiche città e veroni gremiti di fanciulle sognanti.
il rumore di mille trilli e squilli, come una giungla di richiami che aveva in tasca, fatta degli infiniti mezzi di contatto che lo distraevano e gli proponevano banalità continue, sussurri, faccine, provocazioni, riflessioni, citazioni, poesie, foto di mari e tramonti, città, facce, persone, cibi, gattini.
L'inflazione delle sue emozioni. Mille sogni fluttuanti e leggeri, senza radici come le lenticchiette che aveva piantato alle medie nell'ovatta e che non avevano mai fatto foglie nè frutti.
gli amori degli antichi nascevano su scelte ristrette in un solo paese e se lo facevano bastare per una vita. la povertà angusta di investire su poche chance. Nascevano su piccole invidie di un villaggio che proprio per il basso numero erano potentissime. Duravano. una corte di cognati, amici, parenti rigidamente separati per interessi creavano comunità maschili e femminili parallele, ciascuna coi propri rituali ordinati che solo a volte si incrociavano per rituali più grandi comuni. questo fiume proteggeva e incanalava, in lunghi corsi tranquilli come di fiumi di pianura.
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