Che parole dovrei donarti?
Doni che tagliano come fogli?
Fogli che schiacciano come magli?
Le ho conservate giurando di farle seccare,
non tormentarti,
Come parvenza di fiori schiacciati secchi
Sperduti, Senza profumo, tra pagine già lette.
Giallette.
Parole di caos e confusione
Che causano confusione.
Parole di resa alla materia
Non resa della materia.
Parole che vorrebbero e potrebbero restare
A far male.
Chè nascono per restare
come nastri Nascoste
a registrare lo scorrere
e tolgono vita alla vita,
all’amare.
Parole parassite che escono e vivono
Per loro stesse,
che nascono in me per se stesse.
Amare parole
A mare le parole.
Io sono parole
E stanco di me.
Eppure quando chiedi di tornare al reale
In nuvole di fumo ondivago vaneggio
Fedifrago fingo di restare.
Parole alibi,
trovo parole altrove.
Le parole mi portano distante
Come corrente marina dai lidi del senso.
Mi conducono al largo a perdermi.
Le parole, vizio del paese di urupia, di utopia,
d’anarres,
Le parole, fumi dei sacrifici al walhalla,
che saziano dèi crudeli,
che tengono le catene tra inferi e superni
e danno gli alibi alle guerre.
Le parole che tolgono lo spazio alla mia prole.
Ti tengo segrete allora le parole
Difenditi e ti difendo dalle mie parole,
dal ronzare del rumore
di pensieri
poco seri,
poco veri,
neri.
Tu che hai attaccato la mia ritirata,
generale,
Con potenza di femmina e di vita assoluta,
Generare.
Tu che cerchi nel pensare il senso,
tu, senso cui mi sono aggrappato,
le mie fragili dita hanno perso la presa,
in me la materia ha vinto sul sogno,
sogno sogni più materiali
forse più banali e facili.
Ma le mie dita hanno perso la presa
E mi sorprendo naufrago, sospeso.
Trovi un grammo di vero o di cuore
Nelle mie parole?
Riesci a distillare una goccia del mio sangue
In questo mare?
Eppure ognuna è lacrima
come gocce dai miei occhi spremuta.
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