martedì 2 dicembre 2008

se sei


se tu sei fiore altero nel canneto
se sei la mora nello sterpeto
io sono terra arida arata,
cucciolata bastarda,
polverosa terra sollevata
da battistrada.
ci ritagliamo la vita in un'attimo
in un luogo non abbastanza lontano dal mondo,
quando non distante e disperato.
Dove tutto è sprecato,
dove un fiume fluente
effimero ed eterno
si perde nelle gole
del deserto del desiderio,
dove il mare aperto stesso
è il rifugio dell'assetato.
ciottolo di mare naufragato,
ricordo stridulo della natura,
vita circondata da paura,
per adattività
a tutto resistente,
richiede tempo eterno,
ete rna cura,
che il tempo suo moderno
non consente.


domenica, gennaio 01, 2006

ogni sedia

Ogni sedia, ogni cicca fumata
di quest'atrio, si fulmina di sensi,
mentre attendo un treno in ritardo.
ogni storia gli rimane attaccata,
alberi immensi la cui foglia
movendosi suonan di sonaglio
valica la soglia,
supera lo scoglio
dei silenzi, dove lo sguardo
non vede che materia, lì
c'è l'oltre della vista:
la vita


domenica, gennaio 01, 2006

alla luna
Categoria: Scrittura e poesia

Signora luna,
Che posto hai, cosa vedi,
mai ti siedi
tra uomini, al bar.
In un pozzo rinchiusa
sempre mutevole,
ti vorrei raccogliere con un secchio,
nelle braccia mie sciogliere lo sguardo triste,
ma quale abbraccio può trattenere
l'acqua o la tua bianca luce lattea.
quando ti colgo guardo meglio,
se tu non vuoi le braccia che ti dono
di te resta solo un riflesso,
la solitudine tua vince la voglia.
darti i miei occhi come in uno specchio
farti vedere amante degno me.

Ostinata continua metamorfosi
Ciclico ritmo
Mutevole ossessione
Sempre costante, sempre cangiante
non ti tedi del teatrino della terra
fissi da sempre il mondo
e non t'avvicini né t'allontani mai
guidata da un timido amore
mai detto, e perfetto per questo.
vergine intatta
irraggiungibile pura
trattieni i senni e i sonni
degli umani
nella tua parte oscura.
complice pallida
e insicura,
oggi ci sei, domani
tra stelle ti nascondi,
lasciando la notte nera,
ed io sono smarrito
nella selva,
avventura di caccia che fai tua
guidi la mano
e l'arco e la freccia che scocca,
guidi la preda stessa
e la preda sei tu.


domenica, gennaio 01, 2006

terre di lavoro
Categoria: Scrittura e poesia

Treno e tavoliere nel silenzio s'amano
pur furiosamente scorrendo la via del ferro
sul ventre fecondato da lavoro un tempo sacro.
Il manto rosato delle gemme di ciliegio
pettinato cede il posto ad un vestito
giallo irsuto
morbido, pungente tappeto di pelle
che su un tappeto di pelle s'è intessuto...
dov'è sparito allora il polacco occhialuto?
dove cento e cento umani hanno perduto
la vita, nella piana sconfinata?
in quale masseria disabitata
la sua natura l'uomo s'è perduto?
per che viscera d'omicidio incallita
la carne loro il campo ha concimato?
fragile dignità del migrante
precaria debolezza dell'acrobata
funambolo del globo reticolato,
il paradiso atteso t'ha venduto:
un pezzo solo di materia inerte
sei stato strumento vocale,
macchina parlante per difetto,
o per eccesso,
e il detto fuori luogo t'ha tradito.
Parola imparata nuova di rifiuto
o gesto ribelle all'italiano civilizzato
creduto ingrato crack dell'ingranaggio:
macchina lui, che non ti vuole
tra gli uomini,
supremo tu tra noi nel linguaggio
della fame e del viaggio
vivente come tutti di passaggio.
macchina lui che pensa sua la terra.
i volti sul giornale di mille condòmini
signore e ragazzi, vestiti bene,
come ad una festa,
lost - ingoiati dalla terra o dal mare -
perduti per la processione del pomodoro sull'appennino:
mille scatole diverrà il rosso contadino,
ed io, idiota, penso alla poesia dal finestrino,
credendo ancora il campo di grano divino.
Moloch allora sei, questo che diverrà
all'altrettanto sacro desco familiare
oggi il nostro pane quotidiano:
sei la nuova comunione di Moloch:
pizza rossa, pasta al sugo.


martedì, maggio 20, 2008

il pranzo era apparecchiato per quattro

È tutto pronto.
Pronta la tavola, pronto il pranzo, pronta io all'arrivo degli ospiti…
- Pronto?
- Che hai già cancellato il mio numero?
- No, no, è che mi piace rispondere classico, perché… perché… Dai di' che c'è?
- Ma il mio numero ce l'hai memorizzato ancora?
- Si è che non ho gli occhiali…
- Non ci credo…Vabbè stiamo arrivando, mi ripeti il civico?
- 77, ciao.
Chiudo io. Non mi piace quel tono. Mi ricorda altri tempi.
Filtra un po' di luce dalla porta socchiusa del salotto in fondo.
C'è ancora puzza di fumo. Mi avvicino alle finestre per aprirle, poi ci ripenso.
La lascio. Non andrà mai via da questa casa.
Tanto la pepata di cozze copre col ricordo di mare stagionato tutto il resto.
È un altro classico a modo suo. Era tanto che non la facevo. Non l'ho mai fatta per me; l'ho sempre fatta per loro.
Quando la gustavo, gustavo la loro soddisfazione di mangiarla.
Vado a truccarmi.

Il campanello suona. Ho appena fatto in tempo a correggere con l'anulare le sbavature di rossetto.
Apro la porta senza attese: già so come saranno.
La mia mente si aspetta tutto, ha già proiettato il tempo sui loro volti.
E sono proprio così.
Uno brizzolato, l'altro ancora bruno ma stempiato.
Hanno una faccia perplessa, una perplessità che ha l'aria di durare da tempo.
In Marco me l'aspettavo già, non in Vanni, che deve averla assorbita da Marco per empatia, come gli capita. Mi sta bene questa perplessità. Almeno mi metto in scia. Mezzo lavoro fatto.

Loro sono a tavola come una famiglia. Come Jules e Jim.
Hanno notato che c'è un posto in più.
Vanni è più curioso.
- aspettiamo qualcuno?
- No
Risposta secca, Vanni sorride. Sono abituati alle mie stranezze.
Adesso gli servo la pepata nei piatti.
-Io non ho fame.
Loro protestano, insistono, ma leggono serenità nei miei occhi ed alla fine accettano, davvero non ho fame.
Sono entrati docilmente nel mio pranzo rituale.
Adesso posso dirlo, dopo quattro bocconi ed un sorso di vino.
-Io non vi amo, nessuno dei due, non vi ho mai amato.
Se l'aspettavano.
Glielo dico.
- Non vi ho mai amato.
- Ti ho sposato per spezzare la circolarità.- Pausa - Per spezzare la circolarità t'ho tradito con lui.Per spezzare la circolarità vi ho mollato entrambi.
È successo così, rompere la gabbia, il cerchio della riproduzione cui m'hanno educata. Non voglio più rinascere come amante di un uomo, senza sapere chi sono. Se voglio rinascere devo spezzare il cerchio, e per spezzarlo dovevo dirvelo. -
Le loro facce hanno uno stupore non maggiore della perplessità all'ingresso.
Sono stupita quasi più io che l'accettino.
C'è un silenzio che dura tantissimo, forse due secondi.
Poi entrambi spostano le pupille altrove.
Hanno visto l'ombra nella stanza di là.
- Ma chi c'è? – mi fa Marco
- Niente, stavo giocando a scacchi…

La serata è finita come doveva. Sono andati via come se la parte loro fosse scritta.
Le loro stesse vite sono continuate altrove, presto, hanno fatto presto.
Non mi da' fastidio, mi fa più leggera. Forse perché non ho mai voluto figli che mi legassero alla terra. Volevo scioperare come riproduttrice di proletari.
…Il tempo…
Bisogna dare la carica alla vecchia pendola all'ingresso.
Ho la mano sulla chiave a farfalla ma ancora indugio a pensare…
Quadrare il cerchio. L'unico modo per spezzare il cerchio è la corda.
Inizio.


giovedì, marzo 20, 2008

bonaventura
Categoria: Blog

Qui comincia l'avventura
del signor Bonaventura
che facendo la benzina
dalla pompa più vicina
con sua grande meraviglia
non riempie una bottiglia:
con cinque euro da pagare
non sa proprio come fare.
Lo stipendio deve usare
Solamente per viaggiare!

nella mente gli balena
di spezzare la catena,
e sul bus fare il tragitto,
gongolando. "sono un dritto".
Con biglietto o abbonamento
pagherà lo spostamento;
è sicuro il risparmiare
non c'è nulla da obiettare:
"Non inquino e non intaso",
del vantaggio s'é persuaso.
non più noia nel parcheggio,
litigare sempre peggio
per trovare un posticino
che all'ufficio sia vicino.

Ma dall'auto le persone,
certo quelle più cafone,
non rispettano i segnali,
e le strisce pedonali,
con le mani fanno gesti
ed intasano, molesti,
strisce gialle di corsie
marciapiedi,viali e vie.
guarda la televisione
e capisce le persone
che si fanno fuorviare
dalle cose da comprare
perchè sono straveloci
ma lo sanno che agli incroci
prima o poi devi frenare?
o bisogna sempre andare
sulle strade in riva al mare?
sulle strade di campagna
sulle strade di montagna
dove non c'è mai nessuno?
ma nemmeno su Nettuno!

Guarda la televisione
E non trova la ragione
perché han fatto quella guerra
Nella parte della terra
di petrolio così piena.

far provare tanta pena
alle madri dei soldati,
ai paesi bombardati,
ai bambini senza casa
della terra appena invasa
da invasati che, bugiardi,
hanno speso dei miliardi
accusando una nazione
di covare un'aggressione
ai paesi occidentali
con delle armi micidiali.

Questa era una bugia,
tutti quanti tuttavia
han creduto fosse vera
dal giornale della sera.

spegne la televisione
e detesta l'aggressione.
poi comincia a ragionare:
per fermarla come fare?
iniziare dal rispetto
del vicino dirimpetto!

lo saluta e invita a cena
e ha creato una catena
di sorrisi e nuova gente:
soluzione divertente.
come premio avrà un milione
di amicizie di persone.


domenica, gennaio 01, 2006

metro
Categoria: Blog

Cos'è questa sensazione di morticella in questo sotterraneo ctonio che si chiama metro...perchè non ci ho pensato mentre scendevo...dovevo fare in fretta...guadagnare venti minuti di vita a casa...e li pago qui...in questo flusso di carne che s'affonda in terra...la luce, la penombra, il nero, il neon.
Sale una musica lontana onnipresente, fosse il tango più selvaggio, lo perdo dalle orecchie, mi sfugge come acqua, nera ...Occhio e mente si concentrano sullo stretto, chiuso, serrato, fermo. Sento di perdermi, svanire.

Allora scatta un cobra dentro che cinghia.una iniezione di forza m'attraversa.
lo scatto di reazione a questo soffocare, seppure irresisitibile, lo rivolgo verso di me. Non devo pensare alla fuga...devo...fuga...non pensare alla fuga. Alla fuga. Adesso è panico silenzioso, rimango immobile come un'atomo, tempo, spazio, energia in un punto compresso, mentre il tempo stesso mi dà la forza di resistere ed esco dal tunnel dentro me dopo infinito tempo, pensando che ho già resistito finno ad ora e posso farcela. Mi guardo allora intorno, più sicuro, ma smarrito dal ritorno fuori. Penso ancora: fuga. Non pensare; è tutto così normale, vedi gli altri come fanno? Ecco, ecco, m'aggrappo ad un video, così domestico, così familiare. Non superare la linea gialla. Ma allora questa fottuta fretta, questo essere spinti da una massa di zombie senza occhi, che non guarda...?
Arriva l'aria finta spinta dallo scatolo di metallo, l'alito già respirato del tubo mi sveglia, si entra per inerzia nel suo ventre, un pò spinti da un flusso, un pò scavalcati da singoli rivoli di fretta che s'insinuano, prima di lasciare scendere,
ansiosi di vincere anche qui. Si resta in piedi aggrappati al ferro, a pugno chiuso.
Il nero dei vetri scorre come specchio e consente di avere occhi a tutta la metro, la varietà degli uomini che ci fa tali, che ci salva. Per fortuna uno zingaro arriva con la fisarmonica.Viene dal vagone precedente saltando da uno all'altro ogni fermata. Ha odore animale. Suona senza sostenersi e ti chiedi come fa a restare sospeso... Ha trovato una melodia eterna e la suona senza tecnica, ma come se il sudore e l'abitudine della ripetizione l'avessero levigata. Gioca con le gambe come un surfista di metro, il corpo indietro, anni d'esperienza, il bagatto, l'infinita adattabilità dell'animale uomo quando ha fame..."Macchè fame, quando è pigro e non vuole fare niente" dice uno accanto; quando non si vuole obbligare e diventare sisifo...

Eppure cade! La macchina l'ha fottuto, una frenata più imprevista del previsto.Ha rotolato per il lercio pavimento, come un cencio: un sorriso si sparge sui volti tirati e pronti a non dare, si rompe l'indifferenza. scatta una romanità nascosta in un anvedi! E non è più odiato parassita, ma sfigato e il caso fa aprire mani e menti. Il tevere rompe il tubo infero.Un tempo biondo e adesso tinto del piombo cinereo del cielo. Un ponte lega cielo e terra e risorge alla luce la metro: irrompe un sole autunnale come l'acqua metallica. Un binario s'interna nel quartiere, squinternato s'assesta, assetto malridotto. Dura pochi secondi e poi si esce. All'aria.


venerdì, gennaio 04, 2008

tempo rubato
Categoria: Scrittura e poesia


un dì s'io non andrò sempre fuggendo
di gente in gente
troverò un minuto
per stare dentro qui
e rubare al tempo
di questo nostro tempo dissoluto.
Quando il rumore ancor va distraendo
il mio lavoro usato e conosciuto
di sterili parole mi riempio
e mi riprendo il tempo ch'ho perduto
un gioco è che non ha contenuto
si spande ed è contento ed è cornuto
si spande e si dirama, biforcuto
è senza trame seppure sia tessuto
e scorre come un velo di velluto
impolverato più che del dovuto
presto, si scoccia di se stesso
striscia sibilando, scaltro e astuto
ed io lo stuto questo compromesso
coll'io bambino mio ch'ho mantenuto
segretamente intatto fino adesso
ostile al capitale ed invenduto


sabato, ottobre 27, 2007

la fuga
Categoria: Blog


fosse una garanzia assoluta
fallare ubbidienza già adesso:
fare unici giochi adolescenziali,
fondare universi girando attorno.
fermarmi un giorno a
fiorettare ultimo? giammai andrò.
formerò una giovane adunata,
fiorita uniforme gettata addosso,
fricchettona unità generata altrove,
firenze unta, gridiamo addio!
finchè un gigante addormentato
funi, unguenti, guai addosso,
finalmente un giorno acquisirà
ferma umanità grazie alla
frustrante umiliazione gustata alla
fine, umiliato giù a
forza. Uomo, Gulliver, arriverai.


lunedì, agosto 27, 2007

fluttuo
Categoria: Blog

ancora e sempre
lascia la scia.
lasciare una traccia egoistica di sè
un figlio
bianco o vermiglio
digitale o giglio
mentre aria respirata troppo
riscaldata da tanti corpi
e vasti
mi sembra non reggere più
all'invasione dell'uomo
e l'anima del mondo stemperata
in troppi individui
si dimentica di sè
annacquata
annega
sulla terra
si frega e non s'accende
il costo della vita aumenta
e il suo valore decrementa
un rene vero e
un seno finto
lo prendo a rate
un figlio
uno sbaglio e uno sbadiglio
un urlo sopra il ciglio di un burrone
che buffone,

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